«Facciano noi i tamponi e sino al 15 scuole chiuse»
di Paolo Camedda
Il sindaco di Cabras Andrea Abis giudica inattendibili i dati dello screening «Solo un alunno su quattro è stato testato, il dato va triplicato»
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CABRAS. Continua a far discutere a Cabras la decisione del sindaco Andrea Abis di chiudere le scuole fino al 15 gennaio per organizzare un proprio screening di massa di studenti e personale.
Il primo cittadino è tornato sull'argomento mentre l'opposizione ha manifestato, attraverso una nota, la propria contrarietà.
«I contagi a Cabras e Solanas sono in forte aumento e stanno ormai coinvolgendo in modo importante la fascia 5-11 anni – detto il primo cittadino – quella che non è ancora coperta dal vaccino. Prima di Natale avevamo circa una ventina di positivi e da Natale a oggi abbiamo contabilizzato 70 nuovi casi già registrati. A questi, nei prossimi giorni, se ne aggiungeranno non meno di altri venti in fase di registrazione. Poi ci sono le persone in attesa di tampone».
Da qui la necessità di un'ordinanza. «In questa fase il virus sta circolando in modo rapido attraverso i bambini – ha sottolineato Abis – molti dei quali non sono ancora stati tamponati ma hanno sintomi. Uno screening al 30% non è sufficiente. Il rientro in aula deve avvenire senza che vi entrino bambini positivi, perché il rischio che accada è alto. Dai dati hub dei test di Oristano il 2,2 per cento (dato molto sensibile) è risultato positivo mentre la partecipazione è stata fra il 25 e il 35 per cento. Un numero troppo basso per la popolazione scolastica, dato che nei precedenti screening fatti da noi abbiamo avuto una partecipazione dell'80, con punte di oltre il 90 per cento di alunni tamponati. Questi sono valori affidabili. Entro la settimana organizzeremo uno screening a tappeto scuola per scuola, che possa portare alla verifica della popolazione scolastica a quei livelli percentuali. Se questo non si facesse ora, – conclude il sindaco nella sua nota – si rischierebbe di far entrare a scuola chissà quanti alunni positivi e inizierebbe il calvario delle quarantene per le classi. Ecco perché ho deciso di chiudere le scuole ancora per alcuni giorni».
L'opposizione, con una nota congiunta, firmata da Gianni Meli, Antonello Fara, Sara Meli e Federica Pinna di Sviluppo Collettivo, Antonello Manca di Cabras Domani, Maria Carla Sanna di Insieme per Cabras e Alessandra Lochi di Cabras Popolare Progressista ha espresso tuttavia «forti perplessità e riserve» sulla decisione del primo cittadino.
«Appare, perlomeno, inappropriato – afferma la minoranza – parlare di screening a tappeto, laddove è risaputo che lo screening avvenga, solo ed esclusivamente, su base volontaria. Si consideri, poi, che gli stessi bambini a cui sarà precluso l'accesso a scuola, continueranno, durante la settimana, a mantenere intatte tutte le altre occasioni di incontro legate alle attività ricreative extrascolastiche. Infine, ma non ultimo, poniamo in evidenza il problema di ordine pratico – si concldue la nota firmata dagli esponenti di minoranza – per le tante famiglie di Cabras che in questa settimana, con non poche difficoltà, legate a esigenze di lavoro e alla mancanza del sostegno esterno di nonni e/o baby sitter, saranno chiamate a gestire la didattica a distanza dei propri figli».
Il primo cittadino è tornato sull'argomento mentre l'opposizione ha manifestato, attraverso una nota, la propria contrarietà.
«I contagi a Cabras e Solanas sono in forte aumento e stanno ormai coinvolgendo in modo importante la fascia 5-11 anni – detto il primo cittadino – quella che non è ancora coperta dal vaccino. Prima di Natale avevamo circa una ventina di positivi e da Natale a oggi abbiamo contabilizzato 70 nuovi casi già registrati. A questi, nei prossimi giorni, se ne aggiungeranno non meno di altri venti in fase di registrazione. Poi ci sono le persone in attesa di tampone».
Da qui la necessità di un'ordinanza. «In questa fase il virus sta circolando in modo rapido attraverso i bambini – ha sottolineato Abis – molti dei quali non sono ancora stati tamponati ma hanno sintomi. Uno screening al 30% non è sufficiente. Il rientro in aula deve avvenire senza che vi entrino bambini positivi, perché il rischio che accada è alto. Dai dati hub dei test di Oristano il 2,2 per cento (dato molto sensibile) è risultato positivo mentre la partecipazione è stata fra il 25 e il 35 per cento. Un numero troppo basso per la popolazione scolastica, dato che nei precedenti screening fatti da noi abbiamo avuto una partecipazione dell'80, con punte di oltre il 90 per cento di alunni tamponati. Questi sono valori affidabili. Entro la settimana organizzeremo uno screening a tappeto scuola per scuola, che possa portare alla verifica della popolazione scolastica a quei livelli percentuali. Se questo non si facesse ora, – conclude il sindaco nella sua nota – si rischierebbe di far entrare a scuola chissà quanti alunni positivi e inizierebbe il calvario delle quarantene per le classi. Ecco perché ho deciso di chiudere le scuole ancora per alcuni giorni».
L'opposizione, con una nota congiunta, firmata da Gianni Meli, Antonello Fara, Sara Meli e Federica Pinna di Sviluppo Collettivo, Antonello Manca di Cabras Domani, Maria Carla Sanna di Insieme per Cabras e Alessandra Lochi di Cabras Popolare Progressista ha espresso tuttavia «forti perplessità e riserve» sulla decisione del primo cittadino.
«Appare, perlomeno, inappropriato – afferma la minoranza – parlare di screening a tappeto, laddove è risaputo che lo screening avvenga, solo ed esclusivamente, su base volontaria. Si consideri, poi, che gli stessi bambini a cui sarà precluso l'accesso a scuola, continueranno, durante la settimana, a mantenere intatte tutte le altre occasioni di incontro legate alle attività ricreative extrascolastiche. Infine, ma non ultimo, poniamo in evidenza il problema di ordine pratico – si concldue la nota firmata dagli esponenti di minoranza – per le tante famiglie di Cabras che in questa settimana, con non poche difficoltà, legate a esigenze di lavoro e alla mancanza del sostegno esterno di nonni e/o baby sitter, saranno chiamate a gestire la didattica a distanza dei propri figli».
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