«Ripulì il conto di un’anziana»

Operatore a processo per circonvenzione di incapace ai danni di una sua assistita. Le accuse del pm

ORISTANO. Il segreto era stato quello di carpire la fiducia della sua vittima. Quando poi quest’ultima, spaventata dalle continue richieste di soldi, aveva deciso di non adempiere più a quei solleciti, ecco che sarebbero spuntate le minacce. Alla fine, dai risparmi di un’anziana oristanese di 82 anni sarebbero volati via circa 300mila euro; una cifra approssimativa, perché quella del conto in banca è calcolabile senza errore, mentre non si può essere precisi al centesimo sulle ulteriori somme in contanti.

I reati che il pubblico ministero Valerio Bagattini contesta all’imputato sono due: circonvenzione d’incapace ed estorsione. Sotto accusa c’è il cagliaritano Walter Montis, 44 anni, lavoratore per una cooperativa che fornisce servizi e assistenza ad anziani o disabili, il quale era finito anche ai domiciliari, nel momento in cui era scattata la denuncia e una serie di accertamenti aveva portato a dimostrare che il passaggio di denaro c’era stato e anche in maniera copiosa tra il 2016 e il 2019. Il suo bersaglio era l’anziana, che, oltre all’età che avanzava e alle difficoltà che ciò comporta, stava facendo i conti anche con dei problemi di salute che non sempre le garantivano massima lucidità.

Proprio la presunta vittima, che si è costituita parte civile assistita dall’avvocato Roberto Martani, ieri mattina, ha deposto in tribunale di fronte ai giudici del collegio presieduto da Carla Altieri. È stata l’occasione per ricostruire, seppure con comprensibile fatica dovuta ai problemi di età, quanto sarebbe accaduto. La signora ha spiegato di aver avuto bisogno di assistenza successivamente a un guaio fisico e il dipendente di quella cooperativa gli era sembrato la persona adatta.

Le aveva fatto un’ottima impressione da subito e si sarebbe proposto per aiutarla in una serie di mansioni a cui, vivendo da sola e non potendo contare costantemente sull’assistenza dei familiari, non avrebbe potuto adempiere. Ben presto però si sarebbe usciti dai confini del lecito e di ciò che il lavoro di operatore socio sanitario comporta. Dapprima le richieste di denaro in cambio di commissioni erano modiche e apparivano giustificate alla signora. Pian piano però l’imputato avrebbe approfittato della situazione: le avrebbe indicato la necessità di svolgere visite mediche specialistiche per garantirsi l’invalidità o la patente di guida per altro tempo. Medici, non è del tutto chiaro se veri o fasulli, avrebbero agevolato queste operazioni. Alla signora si presentavano persone in camice bianco per effettuare dei costosissimi e sempre più frequenti esami, pagati ogni volta parecchie centinaia di euro quando non diverse migliaia.

Lo stillicidio avrebbe funzionato a lungo, poi però col conto ormai prosciugato, con le preoccupazioni per la situazione economica che crescevano, nella mente della signora i dubbi avrebbero iniziato a farsi strada in maniera sempre più persistente. Fu allora che l’imputato, difeso dagli avvocati Agostinangelo Marras e Giancarlo Frongia, avrebbe iniziato a usare delle minacce per riuscire ad avere altri soldi. Avrebbe così prospettato alla vittima addirittura una denuncia e la carcerazione sicura a Uta nel caso di mancato pagamento delle somme richieste per pagare le perizie mediche fasulle, che sarebbero dovute servire a non subire la revisione delle agevolazioni per l’invalidità o per continuare ad avere la patente.

L’ormai pessima situazione economica non lasciava però alternative e la signora si convinse a raccontare tutto ai parenti. Immediatamente dopo scattò la denuncia, a cui hanno fatto seguito la misura cautelare e ora il processo, sede nella quale l’imputato avrà eventualmente tutti i mezzi per smontare le accuse.

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