Ostetricia, «troppi compiti con voti incongruenti»

Il perito della Procura Antonio Macciò ha confermato le sue perplessità «Non c’era corrispondenza tra la valutazione meritata e quella assegnata»

ORISTANO. Non c’era corrispondenza tra i voti dati dalla commissione e quelli che i candidati avrebbero meritato. Le conclusioni del professor Antonio Macciò ginecoologo, incaricato dalla Procura della perizia sugli scritti al concorso per l’assunzione delle ostetriche alla Assl di Oristano, assegnano un punto all’accusa. Nuova udienza ieri, al processo scaturito dall’inchiesta “Ippocrate” su un presunto sistema di corruzione nella gestione di concorsi, promozioni interne e le assunzioni interinali all’Assl di Oristano, quando era guidata da alcuni dei principali esponenti regionali del Partito dei Sardi. I testimoni, ieri hanno negato legami tra la politica e le assunzioni avvenute nel 2016.

«Si, sono iscritta al Partito dei Sardi ma non svolgo militanza politica. Fino ad oggi ho partecipato ad una sola riunione, tenuta a Cagliari», ha risposto infatti la dottoressa Francesca Milano, ginecologa che all’epoca lavorava nel reparto che era diretto da Onorato Succu, principale dei 13 imputati al processo.

Francesca Milano, chiamata a testimoniare davanti al collegio (presidente Carla Altieri, a latere Elisa Marras e Serena Corrias) era stata incaricata di redigere le domande per il quiz del concorso, assieme al dirigente infermieristico (e imputato al processo), Salvatore Manai. La dottoressa ha confermato lo scambio di mail durante la stesura delle domande, che avveniva attraverso i computer che si trovavano al terzo piano dell’ospedale e che, durante l’inchiesta, vennero posti sotto sequestro. Quando però uno dei difensori, l’avvocato Antonello Spada, le ha chiesto chi altri avesse accesso a quei computer, la dottoressa ha risposto di non saperlo. Durante la deposizione si è riaffacciata la vicenda del bracciale che le era stato donato dalle ostetriche del reparto e che all’inizio delle indagini, sospettarono si trattasse di un segno di gratitudine per il concorso vinto. Ma il bracciale, di cristalli, dunque di modesto valore, le era stato regalato un anno più tardi, dunque difficilmente collegabile al risultato del concorso. Le domande dei pm Marco De Crescenzo e Armando Mammone, hanno permesso di confermare le tensioni che all’epoca, caratterizzavano i rapporti tra l’allora primario Succu e il collega Bruno Lacu che anni prima aveva diretto lo stesso reparto. «Il dottor Lacu creava problemi per ogni cosa e si metteva di traverso ad ogni decisione assunta dal dottor Succu» , ha riferito la collega.

Gabriella Miscali e Piera Sedda, le due ostetriche che avevano fatto parte della commissione d’esame, hanno spiegato che i quiz per la prova scritta erano contenuti in una chiavetta, portata nell’aula del concorso dal dottor Succu che era anche presidente della commissione. Ed era proprio Succu a proporre i voti da assegnare. «Voti che però potevano anche essere discussi, quando gli altri commissari non erano d’accordo», ha precisato Gabriella Miscali. Al contrario, la collega Piera Sedda, ha detto di non ricordare se i voti venissero sempre proposti dal dottor Succu, a differenza di quanto, hanno fatto notare i pm, aveva dichiarato per quattro volte nel corso dell’inchiesta. Forse perchè da allora sono trascorsi alcuni anni, la testimonianza di Piera Sedda è stata caratterizzata da tanti “non ricordo”, provocando anche qualche scontro verbale tra il sostituto Mammone e l’avvocato Guido Manca Bitti, difensore di Succu. Si torna in aula il 7 aprile.

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