Prezzo del latte, inizia la battaglia

Arborea. Il nuovo presidente della 3A Remigio Sequi: «Viene pagato meno dell’acqua minerale»

ARBOREA. «La competizione è normale in ogni elezione. La cosa importante è recuperare subito dopo l’unità tra i soci, indipendentemente da come siano andate le votazioni». Remigio Sequi ha toni pacati. Ieri mattina, nemmeno 24 ore dopo la sua elezione a presidente del consiglio di amministrazione della cooperativa 3A, commenta con diplomazia l’evidente spaccatura tra i soci al momento della votazione.

Ha vinto con 75 voti contro i 65 dell’altro candidato, Carletto Lasi, ma il nuovo presidente, non nuovo ad incarichi importanti – tra questi, la presidenza della Sbs, del Patto territoriale di Oristano e, fino allo scorso novembre consigliere dell’Ordine nazionale dei commercialisti – sa anche che, con chi non lo ha votato e con i quaranta soci che si sono astenuti, dovrà dialogare. «Il mio ufficio sarà sempre aperto ai soci che vorranno parlare, proporre e anche criticare, non può essere altrimenti quando ci si trova alla guida di una cooperativa – dice –. Ricordiamoci che la 3A è una delle più importanti a livello nazionale». Ed aggiunge: «Sono onorato di essere stato eletto presidente di questa realtà che svolge un ruolo fondamentale per l’economia non solo del territorio, ma dell’intera Sardegna. Il nuovo consiglio di amministrazione, è stato investito di una responsabilità enorme».

La nuova guida raccoglie dalla precedente gestione, caratterizzata dalla presidenza di Gianfilippo Contu, un’eredità non da poco. Ancora non si conoscono i numeri del 2021, ma nonostante la crisi, nel 2020, la 3A ha fatturato poco meno di 194 milioni ovvero una crescita del 5,7 per cento rispetto all’anno precedente. L’obiettivo è di superare i 200 milioni entro il 2022.

In questi anni la cooperativa, che, nata nel 1956, raccoglie quasi il 95 per cento dei 205 milioni di litri di latte bovino prodotto negli allevamenti sardi, ha puntato sulla sostenibilità e molto sulla diversificazione dei prodotti, affiancando alla linea del latte bovino anche quella del latte ovino e caprino. Saranno mandati avanti i progetti avviati dalla precedente amministrazione, con il recupero del vecchio caseificio e la nascita di un centro ricerca, e il progetto Mitiga che deve portare alla creazione di biometano, individuando anche nuove strategie che permettano di restituire redditività alle aziende della cooperativa: si potrebbero riassumere così i prossimi impegni del Cda che, da subito, dovrà affrontare la spinosa questione del prezzo del latte. Un problema che il neo presidente conosce direttamente: l’azienda zootecnica di famiglia, fondata da suo padre, oggi è una delle più importanti del Terralbese: «Non è accettabile che un litro di latte oggi costi meno di un litro d’acqua minerale», dice Sequi. Ai soci della 3A, un litro di latte l’anno scorso è stato pagato 34 centesimi, ai quali vanno aggiunti i premi di qualità.

Il prezzo considerato troppo basso dai produttori che considerano insufficiente anche l’aumento prospettato per quest’anno di 3 o 4 centesimi al litro. «Il prezzo del latte è stato l’unico a non salire, mentre sono aumentati in maniera esponenziali i costi per la sua produzione – dice Sequi – a partire dall’energia, i mangimi (costano anche il 50 per cento in più, ndr), passando per i concimi e arrivando fino ai diserbanti. È chiaro che le aziende non possono andare avanti in questo modo».

Da buon commercialista, Sequi sa cosa significhi far quadrare i conti di un’impresa: «Di certo non possiamo permetterci di indebolire la cooperativa e le aziende che la compongono. Ai soci va garantita la giusta renumerazione». E di soci, la 3A ne ha ben 200.

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