Carciofo spinoso del Sinis annata da dimenticare
di Paolo Camedda
Le piogge e le ultime gelate hanno condannato la raccolta di fine anno Difficile una ripresa in primavera. Gli agricoltori chiedono altri aiuti alla Regione
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CABRAS. Annata da dimenticare per il carciofo spinoso DOP del Sinis. La produzione è in netto calo e questo rischia di tradursi in gravi perdite per le aziende che hanno investito soldi e risorse umane su un prodotto da sempre simbolo dell'agricoltura del territorio e in un costo elevato per i consumatori che lo acquistano nei supermercati. Il grido di allarme arriva dall'azienda OP Sa Marigosa, che coltiva a carciofi circa 250 ettari di terreno fra Cabras e Riola Sardo. «La produzione – rivelano da Confagricoltura – ha avuto ingenti danni dalle abbondanti piogge che si sono protratte per 40 giorni, poi il forte vento, la grandine e le gelate invernali hanno dato il colpo di grazia. Il tutto in appena 2 mesi e mezzo. La situazione è drammatica, con un calo stimato per il carciofo spinoso del Sinis di oltre il 50%, dato che sta ulteriormente crescendo». Un aiuto potrebbe arrivare dalle istituzioni, ma al momento, se il sindaco ha dichiarato lo stato di calamità naturale, la Regione non ha aperto i cordoni della borsa. «Alle aziende agricole iscritte a Confagricoltura spettano finanziamenti europei e nazionali, a patto che garantiscano un trend di crescita superiore al 2% del valore della produzione commercializzata. Se questo non avviene i finanziamenti non arrivano. Ovviamente con questo calo di produzione c'è il rischio di non poter attingere a questi aiuti, con tutto ciò che questo comporterebbe per l'enorme indotto che ruota attorno alla produzione del carciofo. A causa del clima avverso abbiamo bruciato la campagna di Natale, che da sola porta il 60% del fatturato della produzione del carciofo. Anche se ci fosse un buon recupero in primavera, possiamo dire che la stagione di produzione è compromessa e il rischio di perdere i finanziamenti è alto». Ma ci sono anche altri problemi. «I campi erano ridotti ad un pantano e fino a poche settimane fa era impossibile entrarci con mezzi meccanici. Tutto il prodotto rimasto è stato raccolto a mano con enormi sforzi e anche se si è salvato rischia di marcire per i funghi o altri problemi, oppure di arrivare ai negozi con una qualità non ottimale». Anche il presidente de 'Sa Marigosa' e di Confagricoltura, Paolo Mele, sottolinea l'eccezionalità della situazione vissuta negli ultimi mesi: «Non si era mai visto – afferma – un periodo di 40 giorni di piogge continue, seguito dalle gelate delle ultime settimane che ci stanno facendo sentire quanto è lungo l'inverno. La speranza è che si possa allungare la stagione del carciofo per recuperare una parte delle perdite. Da parte nostra stiamo diversificando la produzione, coltivando anche altre qualità di carciofo oltre a quello spinoso». Ora però occorre un segnale dalla Regione: «Si è capito che bisogna assicurare le produzioni, va bene i fondo di rotazione per risolvere il problema della discrepanza dei tempi tra costi assicurativi e erogazione dei soldi. Auspichiamo che vengano distribuiti i 10 milioni di euro stanziati. Altrimenti come comparto siamo destinati a soffrire».
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