La Nuova Sardegna

Oristano

Sanità ancora in tilt, migliaia in fila per avere un dottore

di Maria Antonietta Cossu
Sanità ancora in tilt, migliaia in fila per avere un dottore

Nell’Alto Oristanese ressa per iscriversi al medico di base Ce ne sono solo otto per 16mila residenti nei vari paesi

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GHILARZA. È bastato aprire le prenotazioni per la scelta del medico di base perché scoppiasse il caos. Ieri centinaia di persone si sono riversate davanti agli uffici amministrativi del distretto sanitario di Ghilarza per chiedere l’inserimento nelle liste dei pazienti dei due nuovi titolari delle sedi vacanti di Ghilarza e Abbasanta. Per ore hanno atteso il loro turno sopportando disagi che un’organizzazione migliore e l’attivazione di un canale telematico sin dal primo momento avrebbero potuto e dovuto limitare, a maggior ragione in tempo di pandemia.

Quanto successo è lo specchio della grave situazione in cui versa l’Alto Oristanese, dove non si contano più gli ambulatori chiusi negli ultimi anni e i cittadini rimasti provvisoriamente privi di assistenza medica. A dare la misura del problema è il numero di dottori che operano attualmente nel territorio: otto per un bacino di circa sedicimila abitanti distribuiti fra sedici paesi. Le popolazioni del Barigadu vivono la condizione più critica, a causa della totale assenza di medici in sei comuni su otto tra quelli afferenti al sub ambito 1 del distretto sanitario.

Le amministrazioni di Sorradile e Neoneli avevano tentato di tamponare l’emergenza ottenendo dall’Asl il supporto dei medici dell’Unità speciale di continuità assistenziale, che avrebbero prestato servizio a cadenza periodica. La soluzione ha retto per una manciata di settimane e un totale di tre turni perché con l’acuirsi della pandemia gli operatori dell’Usca sono stati nuovamente assorbiti dalle cure domiciliari dei malati covid della provincia.

Più si va avanti, insomma, più si delinea un quadro a tinte fosche. «Questi paesi non devono essere sempre sacrificati, come possono otto professionisti assistere una moltitudine di gente, senza contare che ognuno di loro può prendere in carico 1.500 pazienti? Significa che quattromila persone sono scoperte? – sbotta il sindaco Pietro Arca al culmine dell’indignazione –. Ci deve essere una strategia da parte dell’Asl, la discrezionalità di scelta della sede vacante concessa ai medici non può sistematicamente penalizzare le sedi disagiate. Asl, medici di famiglia e guardie mediche trovino un accordo, magari alternando nei nostri ambulatori gli uni e le altre ogni settimana. La popolazione di molti centri è prevalentemente anziana, non si può chiedere a questa fascia di utenza di spostarsi o di usare la telemedicina».

Nelle difficoltà i problemi si moltiplicano: a Nughedu Santa Vittoria si è subito richiuso il piccolo spiraglio che si era aperto con la disponibilità di uno dei nuovi titolari delle sedi di Abbasanta e Ghilarza di fare ambulatorio due volte al mese in paese e ad Ardauli. Il medico è in malattia e non si sa quanto saranno lunghi i tempi del rientro. «Stato e Regione devono garantirci l’assistenza primaria. Non vogliamo scendere a patti con nessuno, è nostro diritto avere un medico in paese», si sfoga Lucia Zaru, che sta portando avanti una battaglia in nome delle categorie più fragili: «Come si può pretendere che i soggetti più vulnerabili affrontino trasferte continue per sottoporsi a visita o richiedere farmaci e lì facciano ore di fila? Non ci sono ambulatori aperti nei dintorni, i pronto soccorso sono pieni, la guardia medica più vicina presta servizio ad Ardauli, se qualcuno di noi si sente male dove va?»

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