GHILARZA
Ancora in fila per avere un medico nell’Alto Oristanese senza cure
di Maria Antonietta Cossu
GHILARZA. Le due sedi vacanti dell’Alto Oristanese appena assegnate non risolvono gli spaventosi vuoti di organico che caratterizzano il sistema della medicina territoriale. Se con le sostituzioni è...
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GHILARZA. Le due sedi vacanti dell’Alto Oristanese appena assegnate non risolvono gli spaventosi vuoti di organico che caratterizzano il sistema della medicina territoriale. Se con le sostituzioni è stato restituito un servizio a chi ne era sprovvisto, un ampio bacino di utenza continua a rimanere scoperto. La carenza di personale e la distribuzione territoriale dei medici in attività penalizza soprattutto le popolazioni del Barigadu, dove si stima ci siano circa tremila persone prive di assistenza di base.
Dai paesi di oltre lago provenivano molti dei cittadini che, anche ieri, hanno effettuato la scelta del medico di famiglia nella sede amministrativa del Distretto sanitario di Ghilarza. Non c’era la ressa di venerdì, quando a centinaia si sono assiepati all’ingresso per riavere un servizio primario, ma erano altrettanto evidenti la rabbia e la frustrazione per una soluzione che non soddisfa appieno le esigenze di quanti, pur riconquistando il diritto alle cure, saranno costretti a fare i pendolari della salute.
Alcune delle persone in coda allo sportello erano al secondo tentativo, dopo essere rimaste tagliate fuori la settimana scorsa per il raggiunto limite delle richieste giornaliere stabilito dall’Asl. «Non avevo più il medico da tre mesi, una situazione insostenibile», ha raccontato una donna di Neoneli, che, da ora in avanti dovrà fare la spola tra il suo paese e Abbasanta: «Un mio familiare ha una malattia autoimmune e non poteva fare certo a meno del dottore, anche se questo significherà percorrere 40 chilometri per qualunque prestazione dovessimo aver bisogno. Tutto questo non è giusto, pure le nostre comunità hanno diritto di avere un medico in paese».
Il malcontento sta crescendo in tutto il Barigadu. Le popolazioni di Neoneli e Ula Tirso sono quasi totalmente scoperte, a Busachi 400 residenti sono privi di assistenza da quattro mesi, e non è l'unico problema. «Nel poliambulatorio, da qualche tempo, non vengono effettuati i prelievi di sangue e da mesi non operano più il diabetologo, l’ortopedico, il cardiologo e l’oculista. Anche la Casa della Salute di Samugheo ha perso diversi specialisti, stanno venendo meno servizi fondamentali che pretendiamo siano ripristinati», ha detto il sindaco Giovanni Orrù, che un paio di settimane fa ha presentato le rimostranze al nuovo direttore generale dell'Asl: «A Serusi ho chiesto anche l’assegnazione di medici negli ambulatori del Barigadu, auspicando che, in attesa di soluzioni definitive, vengano mandati in paese dei sostituti per fare le ricette due volte a settimana. Purché siano destinati dei dottori alle nostre sedi, il Comune di Busachi è disposto a dare alloggio gratis o a rimborsare le spese di viaggio». In assenza di risposte sarà mobilitazione.
Dai paesi di oltre lago provenivano molti dei cittadini che, anche ieri, hanno effettuato la scelta del medico di famiglia nella sede amministrativa del Distretto sanitario di Ghilarza. Non c’era la ressa di venerdì, quando a centinaia si sono assiepati all’ingresso per riavere un servizio primario, ma erano altrettanto evidenti la rabbia e la frustrazione per una soluzione che non soddisfa appieno le esigenze di quanti, pur riconquistando il diritto alle cure, saranno costretti a fare i pendolari della salute.
Alcune delle persone in coda allo sportello erano al secondo tentativo, dopo essere rimaste tagliate fuori la settimana scorsa per il raggiunto limite delle richieste giornaliere stabilito dall’Asl. «Non avevo più il medico da tre mesi, una situazione insostenibile», ha raccontato una donna di Neoneli, che, da ora in avanti dovrà fare la spola tra il suo paese e Abbasanta: «Un mio familiare ha una malattia autoimmune e non poteva fare certo a meno del dottore, anche se questo significherà percorrere 40 chilometri per qualunque prestazione dovessimo aver bisogno. Tutto questo non è giusto, pure le nostre comunità hanno diritto di avere un medico in paese».
Il malcontento sta crescendo in tutto il Barigadu. Le popolazioni di Neoneli e Ula Tirso sono quasi totalmente scoperte, a Busachi 400 residenti sono privi di assistenza da quattro mesi, e non è l'unico problema. «Nel poliambulatorio, da qualche tempo, non vengono effettuati i prelievi di sangue e da mesi non operano più il diabetologo, l’ortopedico, il cardiologo e l’oculista. Anche la Casa della Salute di Samugheo ha perso diversi specialisti, stanno venendo meno servizi fondamentali che pretendiamo siano ripristinati», ha detto il sindaco Giovanni Orrù, che un paio di settimane fa ha presentato le rimostranze al nuovo direttore generale dell'Asl: «A Serusi ho chiesto anche l’assegnazione di medici negli ambulatori del Barigadu, auspicando che, in attesa di soluzioni definitive, vengano mandati in paese dei sostituti per fare le ricette due volte a settimana. Purché siano destinati dei dottori alle nostre sedi, il Comune di Busachi è disposto a dare alloggio gratis o a rimborsare le spese di viaggio». In assenza di risposte sarà mobilitazione.
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