sanità
Guardie mediche per le ricette la soluzione della Asl a Cabras
di Michela Cuccu
ORISTANO. La Asl mette una pezza e per far fronte all’emergenza medici di base, supplirà inviando guardie mediche a fare ricette e aumentando il massimale dei pazienti per i medici in servizio a...
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ORISTANO. La Asl mette una pezza e per far fronte all’emergenza medici di base, supplirà inviando guardie mediche a fare ricette e aumentando il massimale dei pazienti per i medici in servizio a Cabras.
Non basteranno ad assorbire i duemila pazienti della cittadina lagunare rimasti senza assistenza, ma anche in questo caso saranno le guardie mediche (fuori dal normale orario di servizio) ad andare (ma solo per la prescrizione dei farmaci) in soccorso di coloro che continueranno a non avere ciò che gli spetta di diritto: l’assistenza sanitaria di base. È lo stesso direttore generale della Asl, Angelo Maria Serusi, che all’indomani della manifestazione di protesta tenuta a Uras, annuncia quelle che ammette siano «soluzioni tampone». Dice: «Purtroppo ancora non troviamo medici disposti a lavorare nelle sedi vacanti. Tutti i bandi fino ad ora sono andati deserti. Ne pubblicheremo uno nuovo: non ci arrendiamo perché dobbiamo assicurare ai cittadini l’assistenza sanitaria». Non è l’unica emergenza della sanità pubblica dell’Oristanese che trova la più evidente conferma al Pronto soccorso dell’ospedale san Martino, rimasto senza medici titolari e dove, a garantire la normale attività del reparto si alternano i dirigenti dei reparti di Cardiologia, Medicina interna e Chirurgia, affiancati da un medico “in affitto” che come ha spiegato ieri lo stesso direttore generale, si potrà occupare anche dei codici rossi. «Siamo in emergenza – dice Serusi – con tutti i sei medici del Pronto soccorso in malattia, questa era l’unica soluzione possibile, in attesa che qualcuno di loro rientri in servizio». Emergenza nell’emergenza: nell'area Obi ci sono ancora sei pazienti covid in attesa di trovare un posto in rianimazione. Sul Pronto soccorso, dove nel fine settimana l’unica dottoressa è rimasta al lavoro per 18 ore di fila, interviene il sindacato Nursind: « È nostro profondo convincimento che la grave situazione sia stata determinata da una incapacità organizzativa e gestionale della Dirigenza, unita a mancanza di lungimiranza e capacità decisionale» scrive in una nota la segretaria provinciale, Angela Dessì: « Il nostro nosocomio ha già vissuto nel passato recente gli effetti dell’ondata pandemica e ancora sono nella nostra memoria i ritardi organizzativi e gli sforzi di tutto il personale per cercare di arginare gli effetti più controproducenti. Tuttavia, il passato non ha insegnato niente – si legge ancora –. Per definizione l’emergenza è determinata da una situazione critica improvvisa e non prevedibile, ma nel nostro caso è indubbio che ci fossero tutti gli elementi per poter programmare secondo un piano articolato e tempestivo tutti gli adeguati provvedimenti: vi chiediamo formalmente conto delle responsabilità».
Non basteranno ad assorbire i duemila pazienti della cittadina lagunare rimasti senza assistenza, ma anche in questo caso saranno le guardie mediche (fuori dal normale orario di servizio) ad andare (ma solo per la prescrizione dei farmaci) in soccorso di coloro che continueranno a non avere ciò che gli spetta di diritto: l’assistenza sanitaria di base. È lo stesso direttore generale della Asl, Angelo Maria Serusi, che all’indomani della manifestazione di protesta tenuta a Uras, annuncia quelle che ammette siano «soluzioni tampone». Dice: «Purtroppo ancora non troviamo medici disposti a lavorare nelle sedi vacanti. Tutti i bandi fino ad ora sono andati deserti. Ne pubblicheremo uno nuovo: non ci arrendiamo perché dobbiamo assicurare ai cittadini l’assistenza sanitaria». Non è l’unica emergenza della sanità pubblica dell’Oristanese che trova la più evidente conferma al Pronto soccorso dell’ospedale san Martino, rimasto senza medici titolari e dove, a garantire la normale attività del reparto si alternano i dirigenti dei reparti di Cardiologia, Medicina interna e Chirurgia, affiancati da un medico “in affitto” che come ha spiegato ieri lo stesso direttore generale, si potrà occupare anche dei codici rossi. «Siamo in emergenza – dice Serusi – con tutti i sei medici del Pronto soccorso in malattia, questa era l’unica soluzione possibile, in attesa che qualcuno di loro rientri in servizio». Emergenza nell’emergenza: nell'area Obi ci sono ancora sei pazienti covid in attesa di trovare un posto in rianimazione. Sul Pronto soccorso, dove nel fine settimana l’unica dottoressa è rimasta al lavoro per 18 ore di fila, interviene il sindacato Nursind: « È nostro profondo convincimento che la grave situazione sia stata determinata da una incapacità organizzativa e gestionale della Dirigenza, unita a mancanza di lungimiranza e capacità decisionale» scrive in una nota la segretaria provinciale, Angela Dessì: « Il nostro nosocomio ha già vissuto nel passato recente gli effetti dell’ondata pandemica e ancora sono nella nostra memoria i ritardi organizzativi e gli sforzi di tutto il personale per cercare di arginare gli effetti più controproducenti. Tuttavia, il passato non ha insegnato niente – si legge ancora –. Per definizione l’emergenza è determinata da una situazione critica improvvisa e non prevedibile, ma nel nostro caso è indubbio che ci fossero tutti gli elementi per poter programmare secondo un piano articolato e tempestivo tutti gli adeguati provvedimenti: vi chiediamo formalmente conto delle responsabilità».
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