Chiuso il ponte di Marceddì
di Michela Cuccu
Decisione del sindaco di Terralba dopo la segnalazione dei pescatori per una trave deteriorata
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TERRALBA. Chiude di nuovo il ponte di Marceddì, ma questa volta, non ci si potrà passare nemmeno a piedi. La decisione l’ha presa il sindaco Sandro Pili, dopo aver avuto conferma del peggioramento delle condizioni di degrado in cui versa in realtà da molti anni la struttura. Ora però c’è «una situazione di pericolo», come recita il cartello fatto affiggere ieri dal Comune in prossimità del passaggio che, attraversando lo stagno, collega il Terralbese alla parte occidentale del Medio Campidano. È infatti la via più breve per raggiungere le spiagge di Arbus e altre località.
È successo che una delle travi di cemento armato sia in pessime condizioni. Ad avvertire il Comune sono stati i pescatori dello stagno, dato che, quella che tutti considerano una strada, in realtà è uno sbarramento che impedisce la fuoriuscita dei pesci dallo stagno: formalmente un collegamento di servizio fra le strutture delle peschiere.
«Abbiamo immediatamente inviato i tecnici per un sopralluogo che ha confermato le nostre preoccupazioni», dice il sindaco Sandro Pili, che ha comunicato la situazione alle due amministrazioni provinciali interessate e disposto il divieto di transito sul ponte. «Interverremo al più presto possibile – dice il sindaco –, non sappiamo però quando potremo ripristinare la circolazione». È una brutta botta per i tanti che quel ponte lo attraversano quotidianamente e che ora saranno costretti a fare il periplo dello stagno passando da San Nicolò d’Arcidano, allungando di parecchi chilometri il tragitto.
In realtà, questo stretto ponticello che collega le due sponde dello stagno, dove due macchine di media grandezza l’una proveniente dal senso opposto all’altra, ci passano per questione di millimetri, sarebbe chiuso al traffico, come ha stabilito l’ordinanza che la Guardia Costiera di Oristano ha emesso nel ’93, puntualmente disattesa anche a seguito delle proteste dei cittadini che abitano nelle due zone che il ponte collega.
Il problema è conosciuto, tanto che da anni, Comune e Regione lavorano per trovare il modo di cambiare la classificazione del ponte, facendolo diventare strada vera e propria. Proprio per questo motivo sette anni fa la Regione stanziò un milione e 200mila euro che il Comune di Terralba dovrà utilizzare per la messa in sicurezza del ponte, partendo dal collaudo della struttura. In altre parole, prima si dovrà accertare la capacità della struttura di reggere il transito veicolare.
I fondi sono finalmente arrivati e l’appalto, spiega il sindaco, sta per partire, anche se si sa già che quei soldi non saranno sufficienti. «Servirebbero altri 5 milioni e la Regione ne è a conoscenza perché inviammo una relazione tecnica con indicate tutte le opere da eseguire per far sì che quella diventi davvero una strada», spiega Sandro Pili. Nel frattempo, il ponte, che come tutte le strutture con il passare del tempo subisce gli effetti inesorabili del progressivo degrado è stato chiuso al traffico.
È successo che una delle travi di cemento armato sia in pessime condizioni. Ad avvertire il Comune sono stati i pescatori dello stagno, dato che, quella che tutti considerano una strada, in realtà è uno sbarramento che impedisce la fuoriuscita dei pesci dallo stagno: formalmente un collegamento di servizio fra le strutture delle peschiere.
«Abbiamo immediatamente inviato i tecnici per un sopralluogo che ha confermato le nostre preoccupazioni», dice il sindaco Sandro Pili, che ha comunicato la situazione alle due amministrazioni provinciali interessate e disposto il divieto di transito sul ponte. «Interverremo al più presto possibile – dice il sindaco –, non sappiamo però quando potremo ripristinare la circolazione». È una brutta botta per i tanti che quel ponte lo attraversano quotidianamente e che ora saranno costretti a fare il periplo dello stagno passando da San Nicolò d’Arcidano, allungando di parecchi chilometri il tragitto.
In realtà, questo stretto ponticello che collega le due sponde dello stagno, dove due macchine di media grandezza l’una proveniente dal senso opposto all’altra, ci passano per questione di millimetri, sarebbe chiuso al traffico, come ha stabilito l’ordinanza che la Guardia Costiera di Oristano ha emesso nel ’93, puntualmente disattesa anche a seguito delle proteste dei cittadini che abitano nelle due zone che il ponte collega.
Il problema è conosciuto, tanto che da anni, Comune e Regione lavorano per trovare il modo di cambiare la classificazione del ponte, facendolo diventare strada vera e propria. Proprio per questo motivo sette anni fa la Regione stanziò un milione e 200mila euro che il Comune di Terralba dovrà utilizzare per la messa in sicurezza del ponte, partendo dal collaudo della struttura. In altre parole, prima si dovrà accertare la capacità della struttura di reggere il transito veicolare.
I fondi sono finalmente arrivati e l’appalto, spiega il sindaco, sta per partire, anche se si sa già che quei soldi non saranno sufficienti. «Servirebbero altri 5 milioni e la Regione ne è a conoscenza perché inviammo una relazione tecnica con indicate tutte le opere da eseguire per far sì che quella diventi davvero una strada», spiega Sandro Pili. Nel frattempo, il ponte, che come tutte le strutture con il passare del tempo subisce gli effetti inesorabili del progressivo degrado è stato chiuso al traffico.
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