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Oristano

Oggi il certificato penale di Gramsci a Ghilarza

Oggi il certificato penale di Gramsci a Ghilarza

Consegnato dagli eredi di un funzionario del Tribunale di Cagliari che lo recuperò negli anni Sessanta

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GHILARZA. Era il 1928 quando Antonio Gramsci fu condannato dal Tribunale fascista a vent'anni di reclusione e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici. A distanza di quasi un secolo la registrazione di quella sentenza è tornata alla luce e presto sarà messa a disposizione del pubblico della Casa Museo intitolata al grande pensatore.

Negli anni Sessanta il certificato penale fu sottratto al macero grazie alla lungimiranza di Mario Mura, all'epoca funzionario del tribunale di Cagliari e Oristano. Conscio dell'interesse storico e del valore simbolico del documento, l'uomo lo conservò nell'archivio della sua abitazione a Cagliari, dove è rimasto per cinquant'anni.

A un certo punto Mario Mura, scomparso nel 2013 a 84 anni, ha cercato di dare a quel reperto una sistemazione più consona investendo del compito il genero Domenico Gallus. La scelta è ricaduta sulla dimora ghilarzese della famiglia Gramsci, oggi monumento nazionale e meta di visitatori ed estimatori dell'intellettuale e politico sardo provenienti da tutto il mondo.

Quella decisione, condivisa dalla vedova dell'ex funzionario statale, Angela Maria Dessì, e dalla figlia Maria Ilaria Mura, culminerà nella consegna del certificato penale alla Fondazione Casa Museo Gramsci di Ghilarza. I delegati dell'ente riceveranno il documento dalle mani dei coniugi Gallus nella cerimonia in programma oggi alle 12.

La registrazione delle condanne inflitte al fondatore del Pci, accusato dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato insieme ad altri dirigenti comunisti, di cospirazione, istigazione alla guerra civile, incitamento all'odio di classe e apologia di reato, evoca un periodo cruciale della storia italiana, quando il Fascismo mostrò il suo volto più feroce.

Gli organi giuridici della dittatura fascista condannarono il deputato parlamentare e dirigente di partito a vent'anni, quattro mesi e cinque giorni di prigionia da scontare nel carcere di Bari, al pagamento di una multa di 6200 lire, all'interdizione a vita dai pubblici uffici e a tre anni sotto la sorveglianza della Pubblica sicurezza. A conclusione della sua requisitoria il pubblico ministero Michele Isgrò pronunciò l’unica frase per la quale il suo nome viene ricordato: «Dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare per venti anni».Nel 1932 la pena inflitta a Gramsci fu ridotta a dodici anni e nel '34 venne accolta la richiesta di libertà condizionale, periodo che il detenuto matricola 7047 finì di scontare nell'aprile del 1937.

Per Antonio Gramsci, ormai fiaccato dalla lunga detenzione e dalla malattia sviluppata nei diversi penitenziari nei quali venne segregato, quelli appena riconquistati furono gli ultimi giorni prima della morte.

Maria Antonietta Cossu



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