I sindacati a Cera (Fi) «La tua proposta non aiuta i precari»
di Michela Cuccu
Cgil, Cisl e Uil chiedono chiarezza al Consorzio di Bonifica «Applichi le leggi regionali come hanno fatto tutti gli altri»
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ORISTANO. «La soluzione che lei propone, ci permetta di farle osservare, non solo non aiuterebbe i lavoratori ma finirebbe persino per danneggiarli. Non è la Regione ma il Consorzio che deve revocare la propria delibera». Replicano così i sindacati alla proposta del consigliere regionale di Forza Italia Emanuele Cera. L’ex sindaco di San Nicolò d’Arcidano, inserendosi nella difficile trattativa per la stabilizzazione degli 87 lavoratori precari del Consorzio di bonifica dell’Oristanese, aveva scritto alle assessore regionali dell’Agricoltura e del Lavoro, proponendo di «revocare con urgenza in autotutela» la determina del direttore del servizio Territorio rurale, che ha annullato la delibera del Consorzio sulle stabilizzazioni, in quanto, legare la stabilizzazione alla frequenza di corsi di formazione, non sarebbe in linea con le indicazioni dell’assessorato sull’utilizzo dei fondi stanziati dalla stessa Regione. Contro l’annullamento, il Consorzio aveva presentato un ricorso al Tar. Secondo Cera, la Regione non avrebbe dovuto annullare la delibera del Consorzio sia perché bloccherebbe le stabilizzazioni, sia per il rischio che i tempi lunghi del Tar potrebbero comportare la perdita del finanziamento.
Le segreterie provinciali di Flai Cgil, Fai Cisl e Filba Uil, la pensano in maniera diametralmente opposta. «Al Consorzio abbiamo posto un’unica condizione: il rigoroso rispetto degli indirizzi impartiti dalla Giunta regionale– affermano i segretari provinciali Roberta Manca, Cristian Pistis e Franco Pani – perchè l’amministrazione consortile, testardamente, in controtendenza rispetto alle decisioni assunte dagli altri Consorzi di bonifica della Sardegna e ponendosi in posizione conflittuale persino con l’assessorato dell’Agricoltura, ha proseguito per la propria strada, approvando il proprio programma delle stabilizzazioni». Nella nota i sindacati spiegano che alcuni dei lavoratori possiedono qualifiche addirittura superiori a quelle che otterrebbero con i corsi del Consorzio. Inoltre «il mantenimento dello stato di disoccupazione per il periodo dello svolgimento dei corsi significa non garantire agli eventuali partecipanti la possibilità di lavorare per otto mesi l’anno come prevede la legge regionale 6/2008. Tutto ciò qualora lo svolgimento dei corsi non subisca intoppi per ragioni legate, ad esempio, all’emergenza epidemiologica». I sindacati denunciano che «il Consiglio dei delegati del Consorzio, preso atto del numero limitatissimo di manifestazioni di interesse per la partecipazione al Progetto pilota di formazione, ponendosi in contrapposizione netta con i lavoratori e il sindacato, ha adottato una delibera, con la quale, fatto senza precedenti, ha messo in essere un nemmeno troppo velato tentativo di intimidazione nei confronti dei lavoratori, sostanzialmente: chi non frequenta il corso non sarà stabilizzato». Anche l’ultima ipotesi di accordo proposta dal Consorzio per completare le stabilizzazioni di tutti gli aventi titolo entro la fine dell’anno in corso o, al massimo, nei primissimi mesi del 2023, è stata respinta dal sindacato: «È un’ipotesi al limite dell’offensivo: sia perché se il Consorzio non ritira il proprio programma l’accordo non avrebbe alcun valore, sia perché non garantirebbe la stabilizzazione di tutti gli avventizi».
Le segreterie provinciali di Flai Cgil, Fai Cisl e Filba Uil, la pensano in maniera diametralmente opposta. «Al Consorzio abbiamo posto un’unica condizione: il rigoroso rispetto degli indirizzi impartiti dalla Giunta regionale– affermano i segretari provinciali Roberta Manca, Cristian Pistis e Franco Pani – perchè l’amministrazione consortile, testardamente, in controtendenza rispetto alle decisioni assunte dagli altri Consorzi di bonifica della Sardegna e ponendosi in posizione conflittuale persino con l’assessorato dell’Agricoltura, ha proseguito per la propria strada, approvando il proprio programma delle stabilizzazioni». Nella nota i sindacati spiegano che alcuni dei lavoratori possiedono qualifiche addirittura superiori a quelle che otterrebbero con i corsi del Consorzio. Inoltre «il mantenimento dello stato di disoccupazione per il periodo dello svolgimento dei corsi significa non garantire agli eventuali partecipanti la possibilità di lavorare per otto mesi l’anno come prevede la legge regionale 6/2008. Tutto ciò qualora lo svolgimento dei corsi non subisca intoppi per ragioni legate, ad esempio, all’emergenza epidemiologica». I sindacati denunciano che «il Consiglio dei delegati del Consorzio, preso atto del numero limitatissimo di manifestazioni di interesse per la partecipazione al Progetto pilota di formazione, ponendosi in contrapposizione netta con i lavoratori e il sindacato, ha adottato una delibera, con la quale, fatto senza precedenti, ha messo in essere un nemmeno troppo velato tentativo di intimidazione nei confronti dei lavoratori, sostanzialmente: chi non frequenta il corso non sarà stabilizzato». Anche l’ultima ipotesi di accordo proposta dal Consorzio per completare le stabilizzazioni di tutti gli aventi titolo entro la fine dell’anno in corso o, al massimo, nei primissimi mesi del 2023, è stata respinta dal sindacato: «È un’ipotesi al limite dell’offensivo: sia perché se il Consorzio non ritira il proprio programma l’accordo non avrebbe alcun valore, sia perché non garantirebbe la stabilizzazione di tutti gli avventizi».
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