La Nuova Sardegna

Oristano

Urbanistica, la doppia partita torna in tribunale

Al Consiglio di Stato l’housing sociale di via Lepanto. Comune di fronte al Tar per via De Gasperi

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ORISTANO. Diffide, contro-diffide e nuovi ricorsi al Tar. Continua a riscaldarsi il clima attorno alle due partite urbanistiche di via Lepanto e via De Gasperi che animano gli ultimi mesi di mandato dell’amministrazione Lutzu, con la maggioranza che giovedì 24 potrebbe andare alla conta in aula senza un orientamento condiviso.

Per il progetto da 6 milioni dell’housing sociale di via Lepanto, la novità è che l’ente locale ha deciso di costituirsi nel procedimento avviato al Consiglio di Stato dalla società Torre contro la sentenza del Tar che ha bloccato il cantiere. Non si tratta di un vero e proprio appello, anche perché difficilmente l’ufficio legale avrebbe potuto fare dietrofront rispetto al parere espresso a dicembre in cui le speranze di vittoria erano definite «prossime allo zero», ma di una memoria di costituzione in cui vengono ribadite le richieste bocciate in primo grado.

D’altra parte, a Palazzo degli Scolopi sanno bene che la vera partita potrebbe giocarsi più avanti di fronte a un giudice civile: se non dovesse arrivare la riapertura del cantiere richiesta dalla società, questa potrebbe decidere di abbandonare Oristano. Sarebbe inevitabile, a quel punto, la richiesta di risarcimento nei confronti del Comune e si fa riferimento a una spesa sostenuta sinora dalla ditta di 2 milioni, con un cantiere che ne costa mille al giorno e una cifra imprecisata per il mancato profitto.

La questione più urgente, però, è al momento quella che riguarda le palazzine in costruzione all'angolo fra via De Gasperi e via Leone XIII, a Sa Rodia. Giovedì, i legali Eulo Cotza e Paolo Cotza, difensori della ditta Edilizia Via Mazzini, una delle due proponenti del contestato intervento, anch’esso bloccato dai giudici amministrativi, hanno notificato al Comune il ricorso al Tar contro il silenzio rispetto al piano attuativo presentato insieme alla ditta R.U.A. il 28 settembre del 2020. Ai giudici è stato richiesto di ordinare al Comune di prendere una decisione e di nominare da subito un commissario ad acta che si occupi della vicenda se l’inerzia contestata dovesse persistere. È quasi superfluo sottolineare che la ditta si riserva di chiedere in altre sedi il risarcimento per tutti i danni che sarebbero derivati dal silenzio dell’ente locale.

Intanto ieri, la commissione presieduta da Fulvio Deriu ha concluso l’esame del piano attuativo, ma non ha espresso il proprio parere perché il consigliere del Pd Efisio Sanna ha lasciato l’aula al termine del dibattito, facendo saltare il numero legale che la maggioranza da sola non è in grado di garantire. Deriu ha respinto le accuse di inerzia: «Su una materia così complicata, dal punto di vista giuridico e urbanistico, è normale che la commissione prenda il proprio tempo per decidere».

L’avvocatessa Gianna Caccavale, su mandato della commissione, ha nel frattempo rimandato al mittente le diffide provenienti dagli oppositori del progetto, diffidandoli a loro volta dal persistere in quello che viene definito un «comportamento illecito che tenta di coartare l’autonomia del Consiglio». L’attesa finirà giovedì 24? Difficile dirlo: il piano attuativo è all’ordine del giorno del Consiglio, che prima sarà chiamato a esprimersi sul bilancio di previsione 2022. La giunta, sinora, non ha espresso il proprio parere sulla delibera e se il voto contrario di buona parte di Fratelli d’Italia appare scontato, non si può dire lo stesso per le altre forze di maggioranza. Anche perché le ditte non nascondono di aver ricevuto promesse politiche sull’esito rapido e positivo del procedimento. (dav.pi.)

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