La Nuova Sardegna

Oristano

«Vigliacco chi lo ha ucciso gli assassini si pentano»

di Maria Antonietta Cossu
«Vigliacco chi lo ha ucciso gli assassini si pentano»

Ghilarza. Nell’omelia per i funerali di Tonino Porcu, il parroco si rivolge ai killer «Implorate una pena abbastanza lunga per avere il tempo di cambiare»

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GHILARZA. Il castigo dopo il delitto. Ma anche la speranza che alla giustizia terrena per i rei, si accompagni un percorso di espiazione e presa di coscienza della gravità di un crimine aberrante, lo stesso commesso da Caino contro il fratello Abele. Al funerale di Tonino Porcu il parroco ha invocato per l'assassino la condanna di un tribunale penale e allo stesso tempo il rimorso e la decisione di costituirsi. «Chiunque tu sia pentiti! Sei stato vile e vigliacco mentre prendevi a calci e a pugni un uomo di 78 anni. Lo sdegno e la condanna collettivi sono tali che prima o poi smaschereranno la tua identità», ha gridato padre Paolo Contini durante la messa in suffragio della vittima, uccisa tra le mura di casa nove giorni fa.

«Nessuno è perduto per sempre anche se ha toccato il fondo. Presentati alle forze dell'ordine e ai magistrati e implora una pena abbastanza lunga da avere il tempo per cambiare», ha ammonito il sacerdote esortando il colpevole a scegliere la via più difficile ma anche la più giusta.

«Attenti alla porta larga, è quella che conduce alla perdizione, a una vita da fuggiasco e miserabile. Infila la porta stretta, quella del carcere. Ti accoglierà non solo per pagare il tuo folle gesto ma anche per offrirti l'opportunità di ridiventare un uomo». Citando il passo della Bibbia «non sei una buona pianta perché non hai portato buoni frutti. Ma se ti farai aiutare e lavorerai su te stesso, c'è una speranza anche per te fratello assassino», ha detto padre Contini tendendo simbolicamente la mano all'omicida.

Tra le navate regnava il silenzio. A poca distanza dal feretro sedevano i fratelli dello sfortunato pensionato e i nipoti. Ricordando il delitto di Manuel Careddu, gli egoismi generati dalla pandemia e la guerra combattuta alle porte d'Europa, il parroco ha constatato come l'Uomo «continui a non imparare dai propri errori. Se la storia ci fosse stata maestra oggi non saremmo riuniti per dare l'estremo saluto al caro Tonino», ha affermato padre Contini investendo la collettività di una responsabilità morale e civile del malessere sociale.

«Se alla tragedia di una morte violenta dovesse aggiungersi la notizia che la mano assassina non vieneda fuori, allora invito tutti, me per primo, a fare unaseria riflessione. Dovremmo fermarci per capire dove,come e perché può germogliare il male; essere un po' più coraggiosi nel condannare anche i piccoli atteggiamenti disonesti che sopportiamo, forse per l'erronea convinzione di un quieto vivere. Derubrichiamo troppo facilmente atti vigliacchi o vandalici, facciamo finta di non vedere o di non sapere. Non dimentichiamoci che una sola cellula cancerogena può devastare un corpo sano, a meno che il corpo non reagisca contro il male. Preghiamo perchè la morte di Tonino non sia vana».



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