Una lunga agonia prima di morire
Tonino Porcu forse si è rimesso a letto dopo essere stato massacrato a pugni e i calci dai fratelli Carta
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ORISTANO. Si terranno nei prossimi giorni, forse domani, oppure sabato, al massimo lunedì gli interrogatori di garanzia dei fratelli Rubens e Brian Carta, arrestati martedì sera dai carabinieri di Ghilarza con l’accusa di essere i responsabili della morte violenta di Tonino Porcu, l’anziano trovato morto nel letto di casa sua il 22 febbraio scorso.
I due fratelli, difesi rispettivamente dall’avvocato Angelo Battista Marras (Rubens) e dai suoi colleghi Salvatore Cappai e Fabio Messina (Brian), sono accusati di aver ucciso a scopo di rapina il vecchio allevatore.
Dei due, il più giovane, Brian, 27 anni, si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’altro Rubens, 32 anni, avrebbe invece parzialmente ammesso la sua partecipazione all’omicidio, ma tralasciando, a giudizio degli investigatori, diversi importanti particolari.
Se sul movente, il denaro per acquistare verosimilmente droga, ci sono pochi dubbi, rimangono perplessità sulla dinamica dell’aggressione, che a questo punto solo la eventuale piena confessione dei due indagati potrebbe sciogliere.
Probabilmente Tonino Porcu non è stato sorpreso a letto, dov’è stato ritrovato. È possibile che girasse per casa e che abbia tentato inutilmente di difendersi da una scarica di calci e pugni. L’esame del medico legale Roberto Demontis avrebbe confermato che è stato raggiunto da violenti colpi in diverse parti del corpo; i due avrebbero infierito sull’anziano, che però non sarebbe morto davanti a loro, ma potrebbe aver avuto la forza di trascinarsi a letto, dove ha trascorso le ultime devastanti ore di agonia prima della morte.
La dinamica dell’aggressione è uno degli elementi ancora da chiarire. Come da chiarire è la responsabilità in dettaglio dei due fratelli; la parziale ammissione di responsabilità del maggiore potrebbe celare il tentativo di “proteggere” il fratello più piccolo da una condanna che in caso di accertata responsabilità si preannuncia severa, oppure potrebbe trattarsi dell’effettiva partecipazione diversa dei due fratelli al pestaggio mortale.
Certo è che Rubens e Brian hanno lasciato una quantità significativa di tracce, dalle impronte sul vetro sfondato della finestra per accedere alla casa, al sangue che, sia pure in quantità impercettibile, i due hanno lasciato nella casa dopo aver rovistato, trovato e prelevato i pochi risparmi di Tonino Porcu: duemila euro nascosti in camera da letto.
Ed è su quelle quasi invisibili tracce che i carabinieri del Reparto Investigazioni Scientifiche, assieme ai colleghi del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Oristano e della Compagnia di Ghilarza, hanno lavorato senza sosta per fornire una quadro credibile e supportato da prove al momento inoppugnabili sulla presenza dei due, quella notte, in quella casa.
Adesso la parola passerà alla difesa. Il compito per i legali non si preannuncia facile. Dovranno, a meno di svolte impreviste nella posizione processuale dei fratelli, cercare di limitare le conseguenze per questo delitto, tanto atroce, quanto inspiegabile.
Un delitto, come emerge dalle parole del parroco e del sindaco, qui a fianco riportate, che ha sconvolto e ha lasciato senza parole i residenti di Ghilarza. Un delitto che verrà rivissuto per anni e che getta una sinistra luce sulla presenza diffusa e sotterranea di droga anche nel centro del Guilcer.
Giuseppe Centore
I due fratelli, difesi rispettivamente dall’avvocato Angelo Battista Marras (Rubens) e dai suoi colleghi Salvatore Cappai e Fabio Messina (Brian), sono accusati di aver ucciso a scopo di rapina il vecchio allevatore.
Dei due, il più giovane, Brian, 27 anni, si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’altro Rubens, 32 anni, avrebbe invece parzialmente ammesso la sua partecipazione all’omicidio, ma tralasciando, a giudizio degli investigatori, diversi importanti particolari.
Se sul movente, il denaro per acquistare verosimilmente droga, ci sono pochi dubbi, rimangono perplessità sulla dinamica dell’aggressione, che a questo punto solo la eventuale piena confessione dei due indagati potrebbe sciogliere.
Probabilmente Tonino Porcu non è stato sorpreso a letto, dov’è stato ritrovato. È possibile che girasse per casa e che abbia tentato inutilmente di difendersi da una scarica di calci e pugni. L’esame del medico legale Roberto Demontis avrebbe confermato che è stato raggiunto da violenti colpi in diverse parti del corpo; i due avrebbero infierito sull’anziano, che però non sarebbe morto davanti a loro, ma potrebbe aver avuto la forza di trascinarsi a letto, dove ha trascorso le ultime devastanti ore di agonia prima della morte.
La dinamica dell’aggressione è uno degli elementi ancora da chiarire. Come da chiarire è la responsabilità in dettaglio dei due fratelli; la parziale ammissione di responsabilità del maggiore potrebbe celare il tentativo di “proteggere” il fratello più piccolo da una condanna che in caso di accertata responsabilità si preannuncia severa, oppure potrebbe trattarsi dell’effettiva partecipazione diversa dei due fratelli al pestaggio mortale.
Certo è che Rubens e Brian hanno lasciato una quantità significativa di tracce, dalle impronte sul vetro sfondato della finestra per accedere alla casa, al sangue che, sia pure in quantità impercettibile, i due hanno lasciato nella casa dopo aver rovistato, trovato e prelevato i pochi risparmi di Tonino Porcu: duemila euro nascosti in camera da letto.
Ed è su quelle quasi invisibili tracce che i carabinieri del Reparto Investigazioni Scientifiche, assieme ai colleghi del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Oristano e della Compagnia di Ghilarza, hanno lavorato senza sosta per fornire una quadro credibile e supportato da prove al momento inoppugnabili sulla presenza dei due, quella notte, in quella casa.
Adesso la parola passerà alla difesa. Il compito per i legali non si preannuncia facile. Dovranno, a meno di svolte impreviste nella posizione processuale dei fratelli, cercare di limitare le conseguenze per questo delitto, tanto atroce, quanto inspiegabile.
Un delitto, come emerge dalle parole del parroco e del sindaco, qui a fianco riportate, che ha sconvolto e ha lasciato senza parole i residenti di Ghilarza. Un delitto che verrà rivissuto per anni e che getta una sinistra luce sulla presenza diffusa e sotterranea di droga anche nel centro del Guilcer.
Giuseppe Centore
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