Delitto Porcu, prime ammissioni
di Giuseppe Centore
Ieri interrogatori di garanzia dei fratelli Carta, accusati di aver ucciso il 10 febbraio il pensionato
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ORISTANO. Tre ore complessive di interrogatorio in sequenza, prima il più giovane poi il fratello maggiore, per brandelli di verità, parziali ammissioni, in ogni caso risposte a ogni domanda di tutte le parti.
Gli interrogatori di Brian e Rubens Carta, accusati di aver ucciso il pensionato Tonino Porcu la notte del 10 febbraio nella sua abitazione nel centro di Ghilarza non sono stati un atto dovuto dal codice.
Alla presenza del pubblico ministero Marco De Crescenzo e del giudice per le indagini preliminari Federica Fulgheri, Brian (difeso dagli avvocati Fabio Messina e Agostinangelo Marras) e Rubens (difeso da Angelo Battista Marras) non hanno fatto scena muta. Dalle maglie strettissime del riserbo che naturalmente circonda questa fase delle indagini emerge che i due hanno risposto a tutte le domande del pm, del giudice e degli avvocati difensori. La novità riguarda il più giovane, Brian, che a differenza del fratello maggiore subito dopo il fermo si era avvalso della facoltà di non rispondere.
Invece ieri Brian avrebbe parlato, ammettendo qualcosa, pur senza entrare nei dettagli di quello che ha fatto la sera del delitto. Diversa la scelta del fratello che ieri avrebbe in sostanza ripetuto quanto dichiarato subito dopo l’arresto, senza aggiungere nulla di particolare a quanto detto martedì.
I due sono accusati di omicidio volontario e rapina. Se sulla tipologia del secondo reato sembrano esserci pochi dubbi, probabilmente le strategie difensive degli indagati cercheranno di far emergere le ragioni che spingano a ritenere l’omicidio non volontario ma preterintenzionale, le cui conseguenze cioè sono andate oltre la volontà dei loro autori. In questo caso un pestaggio che si è trasformato in un omicidio. Solo con l’ordinanza del giudice si potrà capire se i primi interrogatori hanno instillato qualche dubbio o meno su questo punto.
In ogni caso i difensori dei due non hanno in questo momento chiesto alcuna attenuazione della misura cautelare, che è stata ribadita dal pm con la custodia in carcere. È quindi più che probabile che i due rimarranno in carcere anche dopo l’ordinanza di convalida dell’arresto da parte del giudice. Ordinanza che potrebbe arrivare oggi o al più tardi lunedì.
La conclusione della primissima fase processuale non comporta però la fine delle indagini. Il pubblico ministero De Crescenzo ha ancora diversi filoni di indagine attivi: dagli esami post autopsia alle verifiche sugli ambienti, dai confronti sugli oggetti sopra i quali sono state trovate tracce, agli indumenti e agli oggetti rinvenuti a casa dei fratelli, per finire con le testimonianze che serviranno a tratteggiare una cornice sulla personalità e i comportamenti dei due fratelli e del loro rapporto con la vittima, proprietario del bar dove i due lavoravano.
Un impianto probatorio ancora da completare che a questo punto non necessita di tempi rapidi.
Anche la definizione del movente è ormai cristallizzata: i due fratelli sono entrati nella casa del pensionato, sfondando il vetro di una finestra sul retro, alla ricerca di soldi, poi rinvenuti in camera da letto. Duemila euro infilati nervosamente nelle tasche prima di allontanarsi di corsa. Soldi metaforicamente sporchi di sangue, che servivano, in concreto invece, ad acquistare probabilmente della droga.
Gli interrogatori di Brian e Rubens Carta, accusati di aver ucciso il pensionato Tonino Porcu la notte del 10 febbraio nella sua abitazione nel centro di Ghilarza non sono stati un atto dovuto dal codice.
Alla presenza del pubblico ministero Marco De Crescenzo e del giudice per le indagini preliminari Federica Fulgheri, Brian (difeso dagli avvocati Fabio Messina e Agostinangelo Marras) e Rubens (difeso da Angelo Battista Marras) non hanno fatto scena muta. Dalle maglie strettissime del riserbo che naturalmente circonda questa fase delle indagini emerge che i due hanno risposto a tutte le domande del pm, del giudice e degli avvocati difensori. La novità riguarda il più giovane, Brian, che a differenza del fratello maggiore subito dopo il fermo si era avvalso della facoltà di non rispondere.
Invece ieri Brian avrebbe parlato, ammettendo qualcosa, pur senza entrare nei dettagli di quello che ha fatto la sera del delitto. Diversa la scelta del fratello che ieri avrebbe in sostanza ripetuto quanto dichiarato subito dopo l’arresto, senza aggiungere nulla di particolare a quanto detto martedì.
I due sono accusati di omicidio volontario e rapina. Se sulla tipologia del secondo reato sembrano esserci pochi dubbi, probabilmente le strategie difensive degli indagati cercheranno di far emergere le ragioni che spingano a ritenere l’omicidio non volontario ma preterintenzionale, le cui conseguenze cioè sono andate oltre la volontà dei loro autori. In questo caso un pestaggio che si è trasformato in un omicidio. Solo con l’ordinanza del giudice si potrà capire se i primi interrogatori hanno instillato qualche dubbio o meno su questo punto.
In ogni caso i difensori dei due non hanno in questo momento chiesto alcuna attenuazione della misura cautelare, che è stata ribadita dal pm con la custodia in carcere. È quindi più che probabile che i due rimarranno in carcere anche dopo l’ordinanza di convalida dell’arresto da parte del giudice. Ordinanza che potrebbe arrivare oggi o al più tardi lunedì.
La conclusione della primissima fase processuale non comporta però la fine delle indagini. Il pubblico ministero De Crescenzo ha ancora diversi filoni di indagine attivi: dagli esami post autopsia alle verifiche sugli ambienti, dai confronti sugli oggetti sopra i quali sono state trovate tracce, agli indumenti e agli oggetti rinvenuti a casa dei fratelli, per finire con le testimonianze che serviranno a tratteggiare una cornice sulla personalità e i comportamenti dei due fratelli e del loro rapporto con la vittima, proprietario del bar dove i due lavoravano.
Un impianto probatorio ancora da completare che a questo punto non necessita di tempi rapidi.
Anche la definizione del movente è ormai cristallizzata: i due fratelli sono entrati nella casa del pensionato, sfondando il vetro di una finestra sul retro, alla ricerca di soldi, poi rinvenuti in camera da letto. Duemila euro infilati nervosamente nelle tasche prima di allontanarsi di corsa. Soldi metaforicamente sporchi di sangue, che servivano, in concreto invece, ad acquistare probabilmente della droga.
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