Terreni incolti il loro recupero è strategico
ORISTANO. La guerra in Ucraina ha messo in evidenza la forte dipendenza anche della Sardegna per quel che riguarda cereali e foraggi. Parte da un censimento delle aree irrigue non coltivate, il piano...
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ORISTANO. La guerra in Ucraina ha messo in evidenza la forte dipendenza anche della Sardegna per quel che riguarda cereali e foraggi. Parte da un censimento delle aree irrigue non coltivate, il piano per recuperare terreni da destinare alla cerealicoltura. L’iniziativa è della Coldiretti e dell’Anbi (l’Associazione nazionale dei consorzi di bonifica) che punta a restituire all’agricoltura aree da tempo abbandonate. Nell’area del Consorzio di bonifica dell’Oristanese, ad esempio, si stima che circa il 40 per cento dei terreni irrigabili non venga coltivato. Terreni che ora che prodotti come il mais, fondamentale per l’alimentazione negli allevamenti bovini, hanno visto schizzare i prezzi alle stelle, potrebbero essere utilizzati proprio per produrre cereali. Potrebbe esse questa una delle strade da percorrere per dare maggior autonomia alla Sardegna che da decenni deve importare gran parte delle materie prime necessarie alla produzione dei mangimi. Fare la conta dei terreni non coltivati non basterà. Bisognerà infatti stabilire un programma per individuare quelli che realmente converrà recuperare alla produzione, dando agli agricoltori sostegno non solo finanziario ma anche tecnico per partecipare a questo progetto. Un argomento che Coldiretti conta di affrontare in tempi stretti con la Regione in modo di dare fattibilità al piano. (m.c.)
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