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«Me la pagate». E i due l’hanno ucciso

Ghilarza, l’omicidio di Tonino Porcu. Rubens e Brian Carta avrebbero aggredito insieme l’anziano che li aveva scoperti


13 marzo 2022 di Giuseppe Centore


GHILARZA. A mani nude e con la cocaina in corpo. Quando Tonino Porcu li ha sentiti e visti li ha ammoniti: «Questa me la pagate». Ma i due fratelli hanno risposto a modo loro: massacrandolo di colpi. Così hanno agito Rubens e Brian Carta, 32 e 27 anni, in carcere da mercoledì scorso per l’omicidio del 78enne Tonino Porcu. L’ordinanza della giudice per le indagini preliminari Federica Fulgheri, ieri notificata agli avvocati difensori Angelo Battista Marras per Rubens Carta e Agostinangelo Marras e Fabio Messina per Brian Carta, ribadisce alcuni dettagli che le indagini avevano portato alla luce e offre nuovi elementi che le cronache ancora non avevano conosciuto.

In quelle pagine c’è soprattutto il riconoscimento di un’azione congiunta dei due ragazzi, entrati nella casa di via Regina Elena nella notte tra il 21 e il 22 febbraio scorso. Non viene fatta distinzione di ruoli, non c’è una differenziazione di responsabilità, non ci sono elementi che possano portare a distinguere le due posizioni. Nell’attribuire a entrambi responsabilità dirette dell’assassinio – omicidio volontario, così è q ualificato il reato – la giudice descrive i momenti di violenza che hanno causato le lesioni che hanno portato alla morte Tonino Porcu. E ora torna tutto, anche la ricostruzione fatta sin dal primo momento dai carabinieri che indagano ancora sotto il coordinamento del sostituto procuratore Marco De Crescenzo: il pensionato era a letto quando, tra mezzanotte e l’una del mattino, deve aver sentito i rumori che l’hanno svegliato. Si è trovato davanti i due fratelli, coi quali si intratteneva spesso e che conosceva bene da piccoli perché il padre è il gestore del bar vicino alla casa del delitto in un locale di proprietà della vittima, questi hanno reagito – erano entrati per fare un furto, sono usciti con le mani e le coscienze sporche di sangue sferrando pugni a mani nude e calci, hanno massacrato Tonino Porcu. L’ordinanza, con la quale è stata motivata e assegnata la custodia in carcere per entrambi, fa riferimento anche alla perizia del medico legale Roberto Demontis e chiarisce che a causare la morte non è stato un solo colpo, ma una molteplicità di colpi che hanno lesionato gli organi vitali. Probabilmente sono state le invisibili ferite interne all’addome ben più che i traumi subiti alla testa, a ridurlo in fin di vita, anche se lasciandogli la forza per un ultimo sussulto: è riuscito a stendersi sul letto, poi è morto dopo tre ore di sofferenze.

L’agonia non gli ha permesso di chiamare aiuto e, mentre languiva, i due fratelli avrebbero ultimato la missione per la quale erano entrati nella casa sfondando una finestra: volevano i soldi che sapevano di trovare e a quei soldi non hanno rinunciato nemmeno dopo aver compiuto il delitto. Usciti, avrebbero fatto il percorso inverso lungo il cortile interno e poi, usando una scala che sapevano di trovare, hanno scavalcato il muro di recinzione senza arrampicarsi. Dopo sono andati a dormire.

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