La Nuova Sardegna

Oristano

Il comitato: «Basta silenzi, quel progetto va fermato»

di Enrico Carta
Il comitato: «Basta silenzi, quel progetto va fermato»

I residenti invitano sindaco e giunta a prendere posizione: «Con chi stanno?» L’assessore Licheri: «Siamo obbligati a valutare il piano attuativo di Torre»

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ORISTANO. Né di qua né di là. Ora però i cittadini, quando ormai la consiliatura volge al termine al pari del contenitore in cui era custodita la pazienza, vogliono che l’amministrazione Lutzu prenda una posizione netta e che non lo faccia solo a parole, ma nei fatti. La posizione attendista del Comune sul caso dell’housing sociale di via Lepanto raccoglie infatti scarso gradimento. Dante collocò nell’antinferno gli ignavi ovvero coloro che non si schierarono né col bene né col male, coloro che in vita non presero posizione. Il sommo poeta individuò per loro, come punizione, la costrizione eterna a rincorrere un’insegna, nudi, mentre vengono punti da vespe e mosconi.

Fu immaginata una fine orribile che non toccherà in vita a nessuno degli amministratori attuali, ma certamente qualche puntura e qualche pizzico virtuale sindaco, giunta e maggioranza di centro destra lo stanno sentendo. Nelle scorse settimane il Tar aveva deciso che la concessione edilizia per la costruzione del complesso edilizio era annullata. Il caso giudiziario non si è però concluso in quel frangente, visto che la ditta Torre SGR ha deciso di ricorrere al Consiglio di Stato per far valere le proprie ragioni. Ora il comitato di via Lepanto, contrario all’edificazione, manda il sollecito: «È ora che il Comune prenda una posizione chiara sul progetto, una posizione che tenga conto dell’annullamento della concessione edilizia».

Del resto, proprio Andrea Lutzu, nella dimenticata campagna elettorale di cinque anni fa, fu continuamente schierato contro il progetto nato sotto le insegne di Guido Tendas e mai del tutto sconfessato dall’amministrazione attuale. Il comitato, intanto, intuisce che la strada sia segnata: Torre ha infatti già presentato il piano attuativo – l’ha fatto da parecchio tempo – e di fronte a questo atto, il non esprimersi significa aprire automaticamente le porte al pagamento di un risarcimento danni milionario.

Il comitato però sostiene che quel piano attuativo contraddica le norme del Puc, visto che prevede la costruzione sino a 20 metri di altezza e per questo ha chiesto un incontro urgente al sindaco e alla commissione Urbanistica. «Già la sentenza del Tar – prosegue il comitato – aveva stabilito chiaramente che l’autorizzazione per costruire un’opera di tale impatto non fosse in linea con il Puc e quindi sia illegittima. Ci saremmo aspettati che il Comune ne avrebbe preso atto e avrebbe agito di conseguenza. Non riusciamo a capire come si possa solo ipotizzare di presentare al consiglio comunale il piano attuativo che consentirebbe di andare in deroga all’altezza prevista. Si vuole scaricare sui consiglieri la responsabilità di approvare una sorta di sanatoria su un progetto che le autorità hanno dichiarato illegittimo».

Il Comune incassa, ma non vuol finire nell’antinferno assieme agli ignavi. L’assessore all’Urbanistica Gianfranco Licheri una posizione la prende: «La legge ci dice che, qualora venga presentato un piano attuativo, questo va prima esaminato in commissione e quindi in consiglio comunale. Siamo obbligati ad affrontare il discorso e, sebbene io non possa sapere come sarà orientato il voto, è chiaro che i consiglieri dovranno tenere conto delle norme. Un voto contrario a quel che dice il Puc va motivato». E qui la posizione della giunta è diversa da quella del comitato, perché ritiene che le norme del Puc consentano quel tipo di intervento urbanistico. Lo scontro continuerà.

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