«Pronti a coltivare quei terreni»
di Michela Cuccu
Da Coldiretti e Confagricoltura sì alla proposta del CBO di usare per foraggio le aree irrigabili incolte
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ORISTANO. Piace alle organizzazioni agricole, l’idea del Consorzio di Bonifica di produrre foraggio e cereali nei terreni irrigui ma non coltivati per far fronte alla carenza di mangimi per gli allevamenti. Confagricoltura e Coldiretti, le due organizzazioni che il Consorzio vuole coinvolgere nel progetto che punta al recupero di poco meno della metà dei terreni irrigui disponibili, a 24 ore dalla lettera che il presidente del Consorzio, Carlo Corrias, ha inviato anche alla Regione per presesentare il progetto, si dicono favorevoli. «La proposta di rimettere in produzione le superfici non coltivate e servite dalla rete del Consorzio di bonifica dell’Oristanese, quasi il 40 per cento del totale, non può che trovarci pienamente d’accordo». Così il presidente di Confagricoltura Oristano e Sardegna, Paolo Mele, che ha ricordato come sia necessario programmare rapidamente questa nuova politica agricola.
«Nell’attuale situazione di penuria di materie prime, causate dalla guerra in Ucraina, è indispensabile aprire un confronto con il mondo della zootecnia così da costruire filiere efficienti tra produttore agricolo e consumatore finale. Creare le condizioni per la ripartenza vuol dire soprattutto guardare avanti negli anni e garantire un prezzo giusto e soddisfacente per chi si impegnerà, investendo risorse e lavoro, nel rimettere in moto una macchina che nei territori dell’Oristanese può creare nuove economie e nuova occupazione. Confagricoltura – ha concluso Mele – si mette quindi a disposizione affinché si apra un confronto rapido ed efficace tra agricoltori e cooperative zootecniche del territorio, così da programmare quanto prima l’avvio delle nuove colture».
Sulla stessa linea anche la Coldiretti: «Era stata la nostra organizzazione a lanciare, a livello regionale, la proposta di recuperare quelle aree per coltivare mais e foraggio in modo da contribuire a dare alla Sardegna maggiore autonomia su produzioni indispensabili ma che oggi, vengono in gran parte importate – dice Emanuele Spanò, direttore provinciale di Coldiretti – ovvio che vediamo molto positivamente il fatto che il Consorzio di Bonifica la abbia recepita, mettendo da subito a disposizione le proprie strutture. Noi crediamo – prosegue Spanò – che in questo modo si possano raggiungere risultati importanti».
La coltivazione di cereali e foraggi per la zootecnia non è una novità per la Sardegna. Negli ultimi decenni, gli agricoltori, hanno preferito abbandonare questo tipo di produzione perché, la concorrenza dei mercati esteri aveva fatto crollare i prezzi, portando ad esempio il mais a 16 euro al quintale, cifra a detta delle organizzazioni, nemmeno in grado di coprire le spese di produzione. Ora che le importazioni sono in parte bloccate dal conflitto Russia-Ucraina, il prezzo è schizzato a 40 euro al quintale.
«Nell’attuale situazione di penuria di materie prime, causate dalla guerra in Ucraina, è indispensabile aprire un confronto con il mondo della zootecnia così da costruire filiere efficienti tra produttore agricolo e consumatore finale. Creare le condizioni per la ripartenza vuol dire soprattutto guardare avanti negli anni e garantire un prezzo giusto e soddisfacente per chi si impegnerà, investendo risorse e lavoro, nel rimettere in moto una macchina che nei territori dell’Oristanese può creare nuove economie e nuova occupazione. Confagricoltura – ha concluso Mele – si mette quindi a disposizione affinché si apra un confronto rapido ed efficace tra agricoltori e cooperative zootecniche del territorio, così da programmare quanto prima l’avvio delle nuove colture».
Sulla stessa linea anche la Coldiretti: «Era stata la nostra organizzazione a lanciare, a livello regionale, la proposta di recuperare quelle aree per coltivare mais e foraggio in modo da contribuire a dare alla Sardegna maggiore autonomia su produzioni indispensabili ma che oggi, vengono in gran parte importate – dice Emanuele Spanò, direttore provinciale di Coldiretti – ovvio che vediamo molto positivamente il fatto che il Consorzio di Bonifica la abbia recepita, mettendo da subito a disposizione le proprie strutture. Noi crediamo – prosegue Spanò – che in questo modo si possano raggiungere risultati importanti».
La coltivazione di cereali e foraggi per la zootecnia non è una novità per la Sardegna. Negli ultimi decenni, gli agricoltori, hanno preferito abbandonare questo tipo di produzione perché, la concorrenza dei mercati esteri aveva fatto crollare i prezzi, portando ad esempio il mais a 16 euro al quintale, cifra a detta delle organizzazioni, nemmeno in grado di coprire le spese di produzione. Ora che le importazioni sono in parte bloccate dal conflitto Russia-Ucraina, il prezzo è schizzato a 40 euro al quintale.
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