oristano
cronaca

Cade dalla barca, disperso un pescatore

Paolo Piga è scivolato e poi è stato risucchiato dalle acque dello stagno di Mar ’e Pontis. Inutili le ricerche sino a notte fonda


19 marzo 2022 di Enrico Carta


CABRAS. Un urlo per chiedere aiuto, poi il silenzio nel buio della stagno. Le correnti hanno inghiottito Paolo Piga, poco più di quarant’anni, che ieri stava effettuando una battuta di pesca a Mar ’e Pontis, quando ha perso l’equilibrio ed è scivolato in acqua dalla sua barca. Era solo, ma ha immediatamente chiesto aiuto e altre persone hanno sentito il suo urlo, la sua richiesta di aiuto per un appoggio che però non è arrivato. Pochi attimi più tardi era sparito e quella voce che comunque lasciava intatte le speranze, ha smesso di farsi sentire. Sino a notte fonda le ricerche non avevano dato esito positivo, ma i soccorritori non si sono certo arresi. Col passare delle ore, però, il timore che non ci sia un lieto fine in questa storia diventa sempre più alta. Più che un presagio, per chi conosce, quelle acque, è quasi una certezza che non si vuol prendere in considerazione, ma con cui purtroppo bisogna fare i conti.

Erano circa le 21.30 quando è stato dato l’allarme e immediatamente i vigli del fuoco e diversi volontari con le loro imbarcazioni si sono messi alla ricerca del pescatore. Hanno perlustrato le acque lì attorno, ma senza esito e verso le 23 sono arrivati anche i sommozzatori da Cagliari per cercare di trovare qualche segno che possa lasciare capire dove possa essere finito. Tutto questo accadeva mentre, tra chi stava a riva, avanzava lo sconforto, perché lo stagno è infido e le correnti quasi mai sono amiche. Il fondale è melmoso e spesso somiglia a sabbie mobili. In più il pescatore era vestito di tutto punto e, con gli abiti zuppi, è quasi impossibile rimanere a galla. E poi c’è il freddo, che con gli indumenti bagnati rende tutto ancora più complicato.

Il buio della notte non ha poi agevolato il compito dei soccorritori, che però non si sono fermati, ben sapendo che ogni istante può essere decisivo. Però di istanti ne sono passati tanti, i minuti sono diventati ore e le speranze di vederlo uscire dall’acqua sano e salvo sempre meno. A riva, con i fari, si continuava a puntare la superficie, a guardare l’acqua torbida dello stagno, ancora più scura durante la notte.

Nulla, non un segno, un cenno, un’onda diversa dalle altre, un fiato che potesse attirare l’attenzione e riaccendere le speranze. È così lo stagno e chi ci lavora lo sa bene. La mente corre immediatamente all’aprile del 2013, quando le stesse acque, ma nella parte che dà verso Riola Sardo, si presero Antonio Sardu. Anch’egli era scivolato dalla barca, quando aveva appena tirato su le reti piene come non mai. Era giorno, allora. Ieri no, era buio, ma la storia sembra ripetersi. (ha collaborato Paolo Camedda)

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