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Annegato nello stagno, ritrovato il cadavere
CABRAS. Sono le due del pomeriggio quando il radar collegato al drone dei vigili del fuoco intercetta qualcosa di anomalo. È il corpo di Ferdinando Piga, da tutti chiamato Paolo, annegato nelle acque...
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CABRAS. Sono le due del pomeriggio quando il radar collegato al drone dei vigili del fuoco intercetta qualcosa di anomalo. È il corpo di Ferdinando Piga, da tutti chiamato Paolo, annegato nelle acque infide e melmose dello stagno di Mar ’e Pontis venerdì notte mentre stava effettuando una battuta di pesca. A quel punto, un sommozzatore della polizia di Stato, arrivato da Olbia assieme ad altri colleghi per effettuare le ricerche al pari di guardia costiera, vigili del fuoco, carabinieri e volontari ha perlustrato la zona, ma l’acqua torbida impediva di distinguere qualsiasi cosa e così ha dovuto tastare il fondale con le mani, sino al momento in cui ha toccato il corpo.
Le correnti non l’avevano trascinato via lontano. Era più o meno nel punto in cui, venerdì attorno alle 20, era scivolato dal suo canotto mentre stava mettendo le reti che poi avrebbe ritirato l’indomani mattina. I rilevamenti hanno detto che si trovava a 126 metri da quella riva che non è riuscito a raggiungere nel disperato tentativo di mettersi in salvo e sotto appena un metro e 80 centimetri di acqua. Lo stagno però non è il mare e, se sei vestito, è un’impresa restare a galla. Ha provato a urlare, forse per diversi minuti, ma nessuno l’ha sentito. La compagna Nicoletta Usai, che era andata con lui assieme al figlio dodicenne che Ferdinando Piga aveva avuto da una precedente relazione, lo aspettava in macchina, al riparo dal freddo. Venerdì, quando ha notato che era passato troppo tempo e che il compagno non faceva rientro, è scesa e ha potuto solo sentire le ultime urla del pescatore che chiedeva soccorso. Poi più nulla. Solo silenzio e quel corpo messo a tacere per sempre da quello stagno da cui il pescatore sperava di ricavare qualche soldo. Silenzio, come quello che per un minuto, ieri pomeriggio, hanno osservato San Marco Cabras – il figlio di Paolo Piga gioca negli Esordienti della squadra lagunare – e Pattada, che si sono sfidate nel campionato di Prima Categoria. (e.carta / p.camedda)
Le correnti non l’avevano trascinato via lontano. Era più o meno nel punto in cui, venerdì attorno alle 20, era scivolato dal suo canotto mentre stava mettendo le reti che poi avrebbe ritirato l’indomani mattina. I rilevamenti hanno detto che si trovava a 126 metri da quella riva che non è riuscito a raggiungere nel disperato tentativo di mettersi in salvo e sotto appena un metro e 80 centimetri di acqua. Lo stagno però non è il mare e, se sei vestito, è un’impresa restare a galla. Ha provato a urlare, forse per diversi minuti, ma nessuno l’ha sentito. La compagna Nicoletta Usai, che era andata con lui assieme al figlio dodicenne che Ferdinando Piga aveva avuto da una precedente relazione, lo aspettava in macchina, al riparo dal freddo. Venerdì, quando ha notato che era passato troppo tempo e che il compagno non faceva rientro, è scesa e ha potuto solo sentire le ultime urla del pescatore che chiedeva soccorso. Poi più nulla. Solo silenzio e quel corpo messo a tacere per sempre da quello stagno da cui il pescatore sperava di ricavare qualche soldo. Silenzio, come quello che per un minuto, ieri pomeriggio, hanno osservato San Marco Cabras – il figlio di Paolo Piga gioca negli Esordienti della squadra lagunare – e Pattada, che si sono sfidate nel campionato di Prima Categoria. (e.carta / p.camedda)
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