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cronaca

Oristano, all'ospedale San Martino chiude anche il bar

Il gestore: «Dopo il covid non ci siamo più ripresi». Tre dipendenti senza stipendio


08 giugno 2022


ORISTANO. Un po’ il covid, un po’ i distributori automatici, un po’ l’ingresso sul retro. Il mix è stato devastante e, da ieri, il bar dell’ospedale San Martino ha chiuso i battenti. L’Asl ha concesso al gestore una proroga dell’ultimo minuto sino al 30 giugno, modificando alcuni requisiti al regolamento, ma ormai la decisione di abbassare le serrande era già stata presa. «Di fronte a un calo di fatturato di oltre il 50% negli ultimi due anni, non avevamo più alternative», spiega rammaricato il titolare della concessione, Davide Tatti.

Nemmeno l’ultima proposta dell’Asl l’ha convinto: «L’azienda si è mostrata sempre dialogante, ma le condizioni sono cambiate e la proposta di proroga non può far cambiare la decisione che avevo già preso. Non eravamo più in grado di pagare i tre stipendi. Il vero problema è l’ubicazione del bar». Oggi è ospitato nei locali accanto alla salita di accesso all’ospedale su via Rockefeller, quindi al di fuori della struttura vera e propria del San Martino, al cui interno ci sono numerosi distributori automatici di bevande e vivande. Da qualche anno è sempre più frequentato, perché offre una maggiore disponibilità di parcheggi, l’ingresso posteriore sul versante opposto a quello che ospitava il bar. «Poi è arrivato il covid, l’ospedale era blindato e i clienti sono calati drasticamente – prosegue Davide Tatti –. Ho resistito, abbiamo galleggiato per due anni, ma ora non è più possibile tenere aperto. Gestisco anche una pasticceria a Simaxis e non posso mettere in pericolo quell’attività per pagare i debiti che procura il bar dell’ospedale. Non sapendo cosa mi riserva il futuro, non me la sono sentita di accettare la proroga, ma non so nemmeno se accetterei di partecipare nuovamente al bando di assegnazione della gestione. Certo è che, chiunque arrivi, non può avere introiti se l’ubicazione resta la stessa».

Volano così via tre buste paga, nonostante il sindacato abbia tentato una mediazione e l’Asl abbia avuto anche più di un confronto con l’avvocato Luca Casula che rappresentava il gestore. L’ultima speranza è nella nuova gara d’appalto, che obbliga alla riassunzione del personale che già era in servizio. Il problema è capire se qualcuno si affaccerà dalle parti dell’ospedale per tentare un’impresa commerciale non semplice, visto che gli ingressi in ospedale restano tutt’ora contingentati, il che vuol dire automaticamente meno clientela, e che non sembra esserci possibilità di trovare un locale alternativo all’interno dell’edificio del San Martino. (e.carta)

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