La Nuova Sardegna

Oristano

Il caso

Raccolta fondi con truffa: Palumbo ha restituito i soldi

Raccolta fondi con truffa: Palumbo ha restituito i soldi

Il padre del giovane oristanese malato di Sla a processo a Nuoro

01 aprile 2023
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Nuoro Caso Palumbo: ancora un (momentaneo) nulla di fatto. È proseguito ieri in tribunale a Nuoro, il processo a carico di Marco Palumbo, padre di Paolo, il giovane ammalato di Sla. Marco è accusato di truffa continuata e sostituzione di persona, per aver organizzato un sistema fraudolento di raccolta fondi a favore del figlio, costruendo falsi contatti con uno scienziato greco a quel tempo impegnato nella sperimentazione di una terapia contro la Sla usando cellule staminali. La storia, dopo la grande ondata di solidarietà che aveva sostenuto la famiglia dello chef, attaccato a un respiratore, aveva poi suscitato profonda indignazione.

I difensori dell’imputato, gli avvocati Gianfranco Siuni e Mario Gusi, hanno fatto presente al giudice Valentina Rostellato, che solo una delle tre persone offese, Flavia Filippi, finora ha revocato la querela. Senza la remissione della denuncia di tutte le parti, nei confronti delle quali l’imputato ha già provveduto alla riparazione del danno, il reato non può estinguersi. Perciò, le altre due vittime, Doloretta Ledda e Mariangela Suraci, sono state citate all’udienza del prossimo 29 settembre per essere sentite come testi, in merito all’intervenuta riparazione del danno e all’eventuale remissione della querela.

Se ciò accadesse, il reato di truffa contestato a Marco Palumbo si estinguerebbe. Rimarrebbe sempre in piedi, però, il reato di sostituzione di persona, per il quale i suoi difensori ieri hanno formalizzato davanti al giudice Rostellato e al pm Francesca Pala, la richiesta di patteggiamento condizionato a lavori di pubblica utilità. Secondo l’accusa nella primavera del 2019, Marco Palumbo fingendo di essere il neurologo e ricercatore di origine greca Dimitrios Karussis, dell’ospedale Hadassah a Gerusalemme, avrebbe scritto al medico Vincenzo Mascia, che aveva in cura il figlio Paolo, riferendogli che il suo paziente era stato ammesso alla terapia sperimentale “Brainstorm” per la cura delle malattie neurodegenerative, il cui costo si aggirava tra gli 800mila e il milione di dollari.

Palumbo avrebbe poi indotto con informazioni non veritiere diverse persone ad aderire a una raccolta fondi avviata sulla piattaforma GoFundMe, dove era riuscito a raccogliere su un conto corrente e su una Poste Pay, intestati a Paolo, circa 150mila euro. In realtà il giovane paziente, non era mai stato contattato dalla struttura sanitaria, né tantomeno ammesso ad alcuna terapia sperimentale.

L’inchiesta partita dalla polizia postale di Oristano a seguito della denuncia del neurologo Vincenzo Mascia, era poi approdata a Nuoro perché il conto corrente usato per i fondi ricevuti, era stato aperto in una banca del capoluogo barbaricino. Per conoscere gli ulteriori sviluppi di questa vicenda giudiziaria occorrerà attendere l’udienza in calendario appena dopo l’estate.


 

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