La Nuova Sardegna

Oristano

Ambiente

Cabras Sequestrate 37 nasse illegali nell’area marina protetta

di Alessandro Mele

	Le 37 nasse sequestrate
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Le 37 nasse sequestrate

Il sindaco Andrea Abis: «Azioni di tutela necessarie alla salvaguardia della natura incontaminata»

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CABRAS Sequestrate 37 nasse nell’area marina protetta del Sinis. Si è svolta nei giorni scorsi un’imponente operazione di contrasto alla pesca illegale, all’interno dell’area marina, coordinata dalla capitaneria di porto di Oristano con il supporto tecnico e scientifico degli operatori dell’Amp. È proprio grazie alla segnalazione effettuata dagli operatori della riserva marina, seguita poi da una breve attività di indagine della capitaneria di porto, che è stata recuperata una linea di 37 nasse da pesca per una misura di circa 250 metri lineari di lunghezza prive di segnalazione o targhetta identificativa, posizionate illegalmente all’interno del campo boe di mare Morto, area ad utilizzo esclusivo per l’ormeggio delle unità da diporto. Le nasse sequestrate, probabilmente in mare da diverso tempo, contenevano diversi esemplari di pesci ancora vivi, che sono stati tempestivamente rimessi in mare e quindi salvati. Tra questi, due murene, un grongo, diversi serrani e una decina di scorfani, cui si aggiungono numerosissimi murici.

 «L’intervento che ha permesso il sequestro degli attrezzi da pesca – ha spiegato il sindaco di Cabras Andrea Abis –, rientra nell’ambito delle azioni di tutela e di implementazione dell’attività di sorveglianza all’interno dell’area, sottoscritte nel protocollo d’intesa tra il Comune e le forze di polizia, nato per potenziare il rapporto di collaborazione istituzionale per la prevenzione, ricerca e repressione delle violazioni».

L’area marina è suddivisa in zone sulla base del livello di tutela e nella zona C, dove sono state ritrovate le nasse, il loro posizionamento è vietato fino alla profondità di venti metri e nella fascia dei duecento metri dalla costa, così come regolamentato dal DM del 28 aprile del 2017. Hanno contributo nelle operazioni di recupero e stoccaggio a terra delle nasse anche i ragazzi impegnati nel progetto Sinis sentinels, operativi sulla costa del Sinis per il progetto locale in collaborazione con Legambiente. «La presenza di attrezzi da pesca, come le reti da posta, i palangari e le nasse abbandonati sui fondali costituisce un problema diffuso e attuale nei nostri mari. Tali attrezzi – ha specificato l’assessora comunale alla Pesca Alessandra Pinna – se perduti o talvolta deliberatamente abbandonati, possono restare sui fondali o galleggiare, e ancora spostarsi con le correnti per anni interferendo con la biodiversità marina, danneggiando l’ecosistema e costituendo, inoltre, un pericolo per la navigazione».

Così l’assessore comunale all'Ambiente Carlo Carta: «Interventi periodici permettono di ridurne la presenza e soprattutto devono funzionare da deterrente per coloro i quali ignorano la regolamentazione di un’area che deve essere rispettata per potersi rigenerare».

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