La Nuova Sardegna

Oristano

Fauna e ambiente

Nel Sinis comandano i cinghiali. Il sindaco di Cabras: «Fermare l’invasione»

di Paolo Camedda

	Cinghiali nelle campagne sarde (archivio)
◗
Cinghiali nelle campagne sarde (archivio)

È stato chiesto l’intervento della Provincia anche con l’abbattimento per limitare i danni all’habitat e alle colture agricole e per evitare problemi di incolumità delle persone

3 MINUTI DI LETTURA





Cabras «I cinghiali, per numero e colonizzazione, sono diventati un problema importante nel Sinis. Non voglio fare terrorismo, ma la situazione è diventata allarmante». Di fronte alle tante segnalazioni dei cittadini, il sindaco Andrea Abis chiede alla Provincia un intervento urgente: «Deve esserci l’applicazione di un piano provinciale di controllo e gestione dell’animale per tutto il comparto del Sinis. Bisogna dare esecuzione ad attività di cattura dell’animale e rilascio in altre aree dell’isola, e contenerlo attraverso la soppressione di individui. L’ecosistema va riportato in equilibrio, ma tutto va definito in maniera scientifica».

Il sindaco entra nel merito e spiega le ragioni che lo hanno portato a pensarla in questo modo: «Rispetto alla gestione del cinghiale, che appartiene alla fauna selvatica, abbiamo ormai un’evidente criticità che trova un punto di intensità nel Sinis, un habitat ottimale per l’animale, che ci trova rifugio e cibo in grande quantità. Questo genera un disequilibrio importante». Dunque, secondo Abis, «occorre farvi fronte perché ci pone di fronte a tanti problemi».

Il sindaco li illustra nel dettaglio: «Il primo sono i danni che i cinghiali arrecano alle colture, tanto che diverse produzioni agricole del Sinis sono totalmente condizionate dalla sua presenza. Ci sono terreni che rischiano di non poter essere più coltivati perché infestati dalle scorribande di mandrie, con gravissimi danni economici. Coltivazioni come il carciofo spinoso, ma anche i campi di frutta, le vigne, i meloni, addirittura i seminativi, quindi i campi di grano e i campi di orzo, vengono puntualmente presi di mira dal cinghiale, che li usa per nutrirsi e come rifugio».

Non meno significativi sono «i danni materiali alle cose. Fra tutti segnalo quelli arrecati alle aree archeologiche. Zone interne agli scavi archeologici di Tharros sono state infatti letteralmente arate dai cinghiali. Ora è stata rifatta la perimetrazione ma tutta quell’area resta fortemente a rischio». Ma a rischiare sono spesso le stesse persone: «La sicurezza è il terzo fattore critico. Sono stati investiti diversi cinghiali lungo la provinciale per San Giovanni di Sinis ed è un rischio per chi guida, oltre al danno causato alle macchine», evidenzia il sindaco.

Non finisce qui. «La sera, quando si fanno delle camminate o delle passeggiate a piedi, c’è il timore di imbattersi in una mandria. Normalmente quest’animale non attacca l’uomo a meno che non sia ferito o senta un pericolo. Non voglio creare allarmismo, ma si può provare paura e reazioni umane sbagliate possono condurre a comportamenti imprevedibili dell’animale». Fattori critici si registrano anche per la biodiversità del territorio e il servizio di raccolta dei rifiuti: «Ci sono anche danni alla fauna selvatica – spiega il sindaco Abis –. È un animale che disintegra qualunque tipo di nido e di uova, facendo diminuire la presenza di altre specie. Inoltre i cinghiali devastano anche i bidoni della spazzatura e quindi creano problemi anche al servizio di raccolta dei rifiuti». Per questo, ribadisce il sindaco, «occorre uscire dalla vecchia logica e, a partire dall’autunno, si dia immediata attuazione al piano provinciale di contenimento della specie nel Sinis».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative