La Nuova Sardegna

Oristano

Mano tesa a medici e ordini professionali

La Asl assicura: «la Guardia Medica non chiuderà»

di Piero Marongiu

	I vertici della Asl (foto F.G.Pinna)
I vertici della Asl (foto F.G.Pinna)

Ma servono rinforzi dalla Regione

12 settembre 2023
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Oristano Il Direttore Generale della Asl oristanese Angelo Maria Serusi, si dice disponibile a dialogare con i medici e con i loro rappresentanti sindacali per risolvere i problemi rimasti sul tappeto, accentuatisi lo scorso agosto quando le guardie mediche cittadine sono state chiamate a fornire assistenza sanitaria anche alla popolazione detenuta nel carcere di massima sicurezza di Massama. Ieri mattina, in un incontro con la stampa, Serusi ha fatto il punto della situazione e chiarito, dal suo punto di vista, i motivi che avrebbero inasprito il rapporto di lavoro intercorrente tra la Direzione Generale e due dei tre camici bianchi impiegati nel servizio di guardia medica in città. «Pronti al dialogo con le guardie mediche e i sindacati – ha detto il Direttore Generale aggiungendo che – il punto di guardia medica di Oristano rimarrà aperto».

L’invito partito dal presidente dell’Ordine dei medici, Antonio Sulis, perché si trovassero soluzioni condivise, nel rispetto di competenze e ruoli, è stato raccolto. Per quanto attiene la medicina penitenziaria, la Asl ha precisato: «ho attivato tutti gli strumenti a mia disposizione, ma a questo punto è necessaria l’istituzione di un tavolo con l’assessore regionale alla sanità per sopperire alla carenza di medici». L’emergenza, nata a seguito delle dimissioni presentate da un medico che operava nel carcere di Massama, segnalata alla Asl dal Ministero di Grazia e Giustizia e dal Prefetto di Oristano insieme alla richiesta di intervento immediato, di fatto ha messo in crisi un sistema già precario in vari ambiti, quello relativo alla mancanza di medici di medicina generale nella provincia in particolare, ma anche in alcuni Reparti ospedalieri oltreché nel punto di Guardia Medica. Dei dodici professionisti che vi prestavano servizio nove, tutti con contratto trimestrale, non hanno rinnovato la convenzione e i tre rimasti non se la sono sentita di gravare ulteriormente il loro carico di lavoro aggiungendo l’impegno richiesto dall’assistenza sanitaria alla popolazione penitenziaria.

«La mia prima nota alle guardie mediche di Oristano e Cabras non è stata assolutamente un ordine di servizio, ma un invito teso a ricordare agli stessi medici di continuità assistenziale quanto previsto nel loro contratto, ovvero la necessità di intervenire anche in un carcere come quello di Massama, in una situazione d’emergenza, qualora fossero stati chiamati – ha precisato Serusi, aggiungendo che sulla vicenda sono state fornite informazioni sbagliate – non ho mai interrotto il dialogo con nessuno degli attori coinvolti in questa vicenda e sono pronto a confrontarmi ancora con tutti, guardie mediche, sindacati ed Ordine dei Medici». Nulla di impositivo, quindi, secondo il Direttore Generale. A fornire informazioni differenti semmai sarebbero stati altri, non la Asl. E aggiunge: «Il 17 di agosto ho incontrato le parti sociali per chiarire che la nota dell’11 non era un ordine di servizio bensì una comunicazione che intendeva tutelare i medici interessati. Per tutta risposta sono arrivate le dimissioni di due medici che operavano nel punto di guardia medica, uno dei quali è rientrato in servizio».

Due professionisti però sono pochi per garantire la normale turnazione e l’assistenza a circa 40 mila utenti; tanti sono i cittadini che risiedono a Oristano e nelle frazioni. Per risolvere il problema si rende quindi necessario l’intervento dell’Ares, alla quale il Direttore Generale ha chiesto altri camici bianchi per il punto di guardia medica cittadino. Punto che in questo mese non potrà coprire tutti i turni previsti. «Nel caso in cui qualche turno di guardia medica di Oristano dovesse rimanere scoperto, avviseremo gli utenti anticipatamente e li inviteremo a rivolgersi ai punti di continuità assistenziali più vicini». Ma l’emergenza rimane, e subirne le conseguenze sono gli utenti più fragili.

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