La Nuova Sardegna

Oristano

L’indagine

La cantina della marijuana a Oristano in 14 rischiano il processo

di Enrico Carta

	Parte della droga sequestrata
Parte della droga sequestrata

Conclusa l’inchiesta della Squadra Mobile del capoluogo

03 gennaio 2024
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Oristano A due anni dalle misure cautelari il cerchio è chiuso. In quattordici, tra cui un minorenne all’epoca dei fatti contestati, rischiano di finire sul banco degli imputati.

Per ora, ai protagonisti di un giro di spaccio che aveva come epicentro il quartiere di Torangius, è stato notificato l’avviso di fine indagine, atto da cui scattano i tempi tecnici per produrre indagini difensive e controdeduzioni che allontanino da loro quello che, per la procura, è più di un sospetto. Anzi è una certezza costruita grazie una notevole mole di atti. A dicembre del 2021, gli uomini della Squadra mobile della polizia coordinati dal dirigente Samuele Cabizzosu avevano scardinato le porte della “Cantina”, il luogo in cui, in uno dei palazzoni del quartiere di Torangius, avveniva la gran parte dello spaccio di droga, per lo più marijuana, anche se tra i capi d’imputazione contestati dal pubblico ministero Silvia Mascia c’è anche un episodio in cui avvenne la cessione di cocaina.

A dicembre del 2023 l’intera inchiesta fu chiusa e i nomi, da allora, non sono cambiati. A rischiare il processo, se dovesse arrivare nelle prossime settimane la richiesta di rinvio a giudizio, sono Giovanni Atzori, 43 anni di Cabras, difeso dall’avvocato Alessandro Enna; Andrea Boasso, 51 anni di Oristano, difeso dagli avvocati Emilio Iacampo e Giovanni Trimarchi; Andrea Cauli, 54 anni di Oristano, difeso dall’avvocato Fabio Costa; Matteo Cauli, 31 anni di Oristano, difeso dall’avvocato Fabio Costa; Andrea Frongia, 42 anni di Cabras, difeso dall’avvocato Gianfranco Siuni; Tonino Guria, 57 anni di Fonni, difeso dall’avvocato Rinaldo Lai; Daniele Manca, 43 anni di Fordongianus, difeso dall’avvocato Gianfranco Meloni; Daniele Pau, 21 anni di Oristano, difeso dall’avvocato Gianfranco Siuni; Alessia Perra, 37 anni di Oristano, difesa dall’avvocato Giovanni Paolo Meloni; Marcella Iliana Maria Pes, 65 anni di Oristano, difesa dall’avvocato Nicola Battolu; Maria Assunta Pinna, 50 anni di Oristano difesa dall’avvocato Massimiliano Carta; Rimedia Pippia, 52 anni di Oristano, difesa dall’avvocato Simone Prevete; Nicola Porcu, 45 anni di Palmas Arborea, difeso dall’avvocato Adriano Sollai.

Oltre a questi nomi va aggiunto quello di un ragazzo che, tra il 2020 e il 2022, era minorenne e verrà quindi processato separatamente nel tribunale di competenza. Sono tutti indagati per la detenzione o la cessione di sostanze stupefacenti. La quantità di marijuana smerciata non è stata però stabilita con precisione perché, in alcuni casi, gli inquirenti vennero a conoscenza di episodi di spaccio solamente attraverso intercettazioni o pedinamenti, senza sapere quante effettivamente ne fosse stata ceduta.

Di certo, secondo la procura, ci sono un sequestro di 24 chili la cui proprietà fu attribuita ad Andrea Cauli, Matteo Cauli, Alessia Perra e Maria Assunta Pinna, e un altro che invece inchioderebbe Tonino Guria che lo stupefacente l’avrebbe nascosto in una cisterna in cui erano contenuti oltre 198 chili di cannabis in parte già lavorata. Sommando le due quantità e poi suddividendole si arriva a contare circa 1 milione e 100mila dosi.

Non di sola droga e dello spaccio che avrebbe avuto come punto di snodo via Prinetti si occuperà però il processo. Altri due reati, contestati solo ad alcuni indagati, allargano il campo delle possibili imputazioni. Alcuni dei protagonisti dell’inchiesta “The butcher”, secondo quanto ricostruito dalla polizia, non si faceva troppi scrupoli. Se qualcuno non pagava, c’erano metodi convincenti per riscuotere il denaro. Andrea Cauli e Alessia Perra sono infatti indagati anche per estorsione ai danni di Andrea Boasso, a sua volta indagato, che con loro aveva contratto un debito di alcune centinaia di euro sempre per questioni legate alla compravendita della droga.

Per farsi pagare i due avrebbero usato maniere non proprio gentili, visto che, oltre all’aggressione fisica, sarebbe spuntata una pistola ritenuta oggetto molto utile per far quadrare i conti. La detenzione e il porto dell’arma di provenienza ignota è attribuita ad Alessia Perra che l’avrebbe custodita, salvo portarla in giro nel momento in cui bisognava farsi pagare. Quei soldi, a dire il vero, mai arrivarono a destinazione perché la persona sotto ricatto non li pagò.

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