La Nuova Sardegna

Oristano

Carnevale

Bosa, folla per la sfilata finale del Carnevale

di Alessandro Farina

	S'Attitidu, ieri in piazza a Bosa
S'Attitidu, ieri in piazza a Bosa

Migliaia di maschere tradizionali e tanti bimbi

13 febbraio 2024
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Bosa Migliaia in piazza oggi 13 febbraio per uno dei più partecipati riti del Carrasegare ‘Osincu: S’Attitidu. Le maschere in nero, con al seguito il consueto armamentario di pupazzi e attrezzi di varia forma e dimensioni dilaniati dalla fatica, in migliaia si sono presentate nel Corso Vittorio Emanuele a chiedere “Unu tichiricheddu de latte” per l’infante lasciato affamato dalla madre persa nelle varie gioie della festa.

Un rito che si ripete nel tempo, legato mani e piedi alla cultura locale del divertimento, forse lascito dei baccanale e delle feste celebrative per Dioniso, in una delle tanti fasi di dominazione di questo lembo di Sardegna, che si affaccia sul fiume e sul mare mantenendo storia e tradizioni proprie di un centro che col tempo si è trasformato in meta turistica per il fascino indiscutibile delle sue tante peculiarità anche ambientali e paesaggistiche, oltre che storiche.

Non è mancato il lavoro anche per forze dell’ordine e protezione civile,  di base in n piazza Quattro Novembre. Prima operazione della giornata trovare i genitori di un bambino che si è perso, e che si rivolge al luogotenente Luca Gabelloni. Una telefonata e tutto risolto, il piccolo riabbraccia i genitori. Poco più in la staziona il punto di primo soccorso del Comitato della Croce Rossa.

I volontari fanno fatica, in diverse occasioni, a raggiungere persone che chiedono assistenza, nella mare di maschere in nero, tra grida e pianti allegorici. «In verità a fare S’Attitidu siamo rimasti in pochi –  racconta una maschera  – molti gridano, si buttano a terra, bevono, vedo circolare tanti simboli espliciti legati alla sessualità. La tradizione è un’altra».

S’Attitidu è in realtà una “normale” festa di popolo, collettiva, che va oltre le barriere di titoli di studio o differenze economiche o sociali quella del Carrasegare ‘Osincu. Tanto più nei riti di S’Attitidu e dall’imbrunire della ricerca di Giolzi. Momento, il Carnevale nella città fluviale, in cui tutto è permesso nella presa in giro. Quindi stanza di sfogo sociale, un tempo legato alla possibilità che anche i più poveri potevano permettersi di criticare apertamente i “printzipales” del paese, sia pur sotto la veste della satira, con battute e sottintesi sulla loro vita privata.

Teatro di strada a libera interpretazione, ma sempre all’interno del canovaccio scandito dai confini delle due maschere satiriche, i riti di S’Attitidu e Giolzi. Che hanno resistito ai solchi tracciati dalle vicende storiche che hanno attraversato la città di fondo valle.

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