La Nuova Sardegna

Oristano

Le pariglie

Esibizioni acrobatiche, un successo in via Mazzini

di Enrico Carta

	Una delle pariglie più spettacolari mostrata in via Mazzini
Una delle pariglie più spettacolari mostrata in via Mazzini

Applausi a scena aperta per i cavalieri reduci dalla Sartiglia

13 febbraio 2024
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Oristano Rieccoli in tutto il loro splendore. Domenica hanno dato una passata di cera, ieri hanno mostrato tutta la loro lucentezza. È una questione di orgoglio e di rodaggio, perché, quando arriva il momento di fare i conti, i migliori sono sempre loro. I cavalieri della Sartiglia hanno riaperto l’album dei ricordi e l’hanno trasformato in realtà davanti alla folla di via Mazzini che ha assistito a una serie di evoluzioni alla corsa delle pariglie come non si vedeva da parecchio.

Se domenica non erano riusciti a esprimere il meglio di sé, ieri, dopo aver testato la pista due giorni prima, hanno rialzato la testa e sono usciti da via Mazzini in mezzo all’ovazione generale e allo stupore di chi, arrivato ad assistere alla giostra per la prima volta, si è dato un pizzicotto e si è ripetuto il famoso «Sogno o son desto?» Erano tutti svegli e quello a cui hanno assistito era tutto vero a cominciare dal primo dei tre “ponti volanti”, numero che prevede che uno dei cavalieri si issi sulle spalle degli altri due che intanto si sono levati in piedi sulla sella. Il migliore è probabilmente quello di Andrea Concas, Antonella Rosa e Federico Misura, che dovrebbe aver distanziato di pochissimo lo stesso numero proposto da Michael Casula, Roberto Volturo e Marco Pau e quello di Davide Fiori, Rodolfo Manni e Gian Luca Fais.

Sarebbero bastate queste tre evoluzioni per chiudere ogni discussione, ma l’elenco delle acrobazie riuscite è ben più lungo. Galoppano come furie i cavalli di Antonio Giandolfi, Salvatore Aru e Stefano Spiga che eseguono un “tre su tre con centrale girato” che non fa una grinza. E poi c’è una lunga serie di “tre su tre” a cominciare da quello che ha visto Luigi Iriu, Salvatore Vacca e Paolo Mele sollevar la sella e mostrarla al pubblico come trofeo, mentre i cavalli si mangiavano il rettilineo. E poi scorrendo l’elenco, a proposito di “tre su tre” sono stati da favola quello di Daniele Mattu, Alessio Piras e Cristian Sarais, o ancora quello di Cristian Matzutzi, Graziano Pala e Marco Arca e pure di Alessio Cuccu, Anthony Maccioni e Andrea Cinus. Sotto la soglia dell’eccellenza, ma comunque di rilievo sono stati poi quelli di Marco Cardias, Filippo Sechi e Gianluca Manunza; di Franco Carboni, Paolo Soddu e Salvatore Montisci; di Andrea Solinas, Alessio Garau e Gianluca Russo; di Sergio Ledda, Matteo Licheri e Federico Fenu; di Salvatore Carrus, Andrea Cossu e Carmen Murru; di Roberto Pau, Filippo Corona e Antonio Maldotti; e per chiudere di AntonioMele, Luca Figus e Antonio Cester. Per gli altri è andata meno bene, ma tutti, anche chi aveva perso il compagno di pariglia o il cavallo per qualche piccolo contrattempo, ci hanno provato. Non sempre si raggiungono le vette dell’eccellenza, ma poco importa. Vince il gruppo, vince la squadra, vince chi ancora una volta ha perpetuato la tradizione. È a loro che il pubblico ha voluto dire grazie attendendo sino alla fine la sfilata di rientro, quando ormai le ombre della sera si erano allungate su via Mazzini, il sunset boulevard delle stelle a cavallo.

È quando finisce tutto che inizia subito un altro film. C’è chi, tra il pubblico, prende la via della piazza per gli ultimi divertimenti; chi quella di casa per mettere a riposo corpo e anima da tre giorni di festa; chi torna in scuderia e si volta indietro verso quella pista che sino a un attimo prima l’aveva visto galoppare sul suo destriero; chi, come Fabrizio Manca, si dirige verso la sede del Gremio per dismettere i panni dell’eroe e tornare quello di sempre, portando dentro il petto l’orgoglio perché, un giorno di febbraio, l’onore è toccato a lui. Chi è stato Componidori non smette di esserlo.

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