La Nuova Sardegna

Oristano

Il caso di presunte violenze

La maestra sospesa va al contrattacco

di Enrico Carta

	Marisa Francescangeli
Marisa Francescangeli

«Denuncio il ministero»

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San Vero Milis Non potendo oltrepassare il portone della scuola, dal momento che è sospesa per tre mesi dal lavoro, ha varcato la soglia della stazione dei carabinieri. Marisa Francescangeli, la maestra tornata agli onori della cronaca perché mandata a casa dagli ispettori ministeriali che le contestano dei maltrattamenti nei confronti di un’alunna, cambia strategia.

L’anno scorso, quando era stata fermata per venti giorni per aver fatto del catechismo in classe pur non essendo titolare della religione, aveva semplicemente fatto opposizione al provvedimento e avviato una causa di lavoro che è ancora in corso in tribunale. Stavolta ha fatto un passo ulteriore e la questione sfocia nel penale, perché dai carabinieri è andata per sporgere querela per calunnia e indicando una serie di episodi in cui si configurerebbero azioni di mobbing. Non è una denuncia contro ignoti. Nei fogli che ha firmato e in cui è ricostruita tutta la sua versione dei fatti, ci sono nomi e cognomi di coloro che l’avrebbero coinvolta in una storia in cui ritiene di non avere alcuna colpa se non quella di essere al centro di una sorta di ripicca.

Ribaltando la prospettiva ha puntato il dito contro il dirigente dell’istituto comprensivo di San Vero Milis, Alessandro Cortese, e contro la fiduciaria di plesso, l’insegnante Rita Guiso. Ritiene che siano coloro che hanno montato la vicenda e «per provare tutto ho prodotto varia documentazione e dato indicazioni sulle persone che possono confermare quanto io sostengo». Marisa Francescangeli spiega di non aver voluto sollevare il tiro sin dalla prima sospensione dello scorso anno «perché pensavo che sarebbe stato meglio lasciar passare tutto e che l’incendio si sarebbe spento. Poi ho visto arrivare questa sospensione di tre mesi per qualcosa che non ho fatto e allora non ho avuto altre possibilità. Non è nella mia indole arrivare a tanto e sporgere denuncia, ma sono stata costretta ad agire così per portare il caso fuori dal contesto scolastico, dove ormai mi sentivo un bersaglio».

L’obiettivo non è tanto quello di vendicarsi contro chi le avrebbe attribuito azioni scorrette inesistenti, come quella degli schiaffi all’alunna durante la lezione, bensì «quello di far venire a galla la verità, così che altri non debbano in futuro trovarsi al mio posto accusati ingiustamente. Insegno ai miei alunni il rispetto delle regole e non posso più tollerare di trovarmi a subire abusi di potere». Come andrà a finire è ancora presto per dirlo.

Maestra Marisa Francescangeli deve fare il punto della situazione coi suoi avvocati Elisabetta Mameli e Maurizio Naso, ma è ormai chiaro che seguirà la doppia strada della causa di lavoro e quella del procedimento penale. Ora resta da capire quali azioni metteranno in campo i carabinieri per capire da che parte stia la ragione e se agiranno immediatamente contro le due persone indicate nella querela.

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