La Nuova Sardegna

Oristano

Il raggiro

Si fingono agenti della polizia postale e svuotano i conti, allarme anche a Oristano

di Enrico Carta

	I truffatori chiedono di eseguire operazioni sul proprio conto corrente
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I truffatori chiedono di eseguire operazioni sul proprio conto corrente

Prima arriva un falso sms della banca, poi una telefonata con un numero riferibile alla sezione di polizia. L’operatore chiede di effettuare un’operazione bancaria e fa trasferire i soldi sul proprio conto corrente

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Oristano Un tempo c’era Totò che provava a vendere la Fontana di Trevi a un turista spacciandosi per il suo proprietario. Oggi i raggiri percorrono strade molto più tecnologiche, ma non meno fantasiose di quella utilizzata dal famoso comico in uno dei suoi film. I truffatori stavolta sono invisibili, ma si palesano prima tramite dei messaggi sul telefonino quindi con delle chiamate vere e proprie. Ciò che trae molti in inganno è che il numero che compare sul display è quello in uso alla polizia postale che i signori dell’imbroglio riescono a carpire attraverso un’applicazione informatica. Non è quindi un caso che la polizia di Stato, nello specifico la Sezione operativa per la sicurezza cibernetica di Oristano, nell’ultimo periodo stia ricevendo numerose segnalazioni da parte di utenti contattati da persone che dicono di essere operatori della polizia postale. Questi ultimi chiedono a chi riceve la telefonata di effettuare movimentazioni di denaro per motivi di sicurezza.

Ciò che rende il tutto quanto mai credibile è il fatto che l'utenza telefonica che compare ha lo stesso numero in uso alla sezione della polizia postale. Questo è possibile attraverso la tecnica dello spoofing. Il sistema funziona così: l’utente riceve per prima cosa un messaggio sul proprio telefonino che sembra provenire dall’istituto di credito in cui la persona contattata ha il conto e che proprio per questo si accoda alle notifiche già effettivamente ricevute dalla banca, rendendo la comunicazione credibile. Questo messaggio avvisa l’utente di un probabile accesso abusivo al conto, da cui sarebbero in corso dei prelievi non autorizzati.

Una volta scattato il primo campanello d’allarme, il raggiro prosegue con una chiamata telefonica, che l’utente riceve da un numero identico a quello della Sezione operativa per la sicurezza cibernetica della polizia postale della provincia di residenza. È la cosiddetta tecnica spoofing, che consente ai truffatori di effettuare delle telefonate attraverso computer e dispositivi informatici, permettendo di scegliere il numero che apparirà sul display della vittima chiamata. Nell’ultimo caso segnalato a Oristano è stato visualizzato il numero della Sezione operativa per la sicurezza cibernetica della polizia postale di Verona. Attivata la chiamata, il truffatore, che si spaccia per un operatore proprio della polizia postale, invita la vittima a recarsi a uno sportello automatico e a effettuare operazioni di trasferimento dei propri risparmi su altri conti correnti che gli vengono indicati e vengono definiti come sicuri.

La vittima, colta alla sprovvista e presa dal panico, esegue pedissequamente le indicazioni date, convinta realmente di parlare con un poliziotto dal fatto che il finto operatore lo invita a verificare su Internet la corrispondenza del numero con quello dell’ufficio della polizia postale presente in rete. Una volta verificata la corrispondenza del numero e confidando nell’autenticità della chiamata e del pericolo in corso la vittima è ormai senza difese ed esegue le operazioni che le vengono richieste del tutto ignaro di essere caduto in una truffa.

Diventano allora indispensabili i consigli che la polizia postale dispensa per questi casi. Per primo c’è quello per cui bisogna diffidare di chi, spacciandosi per un operatore delle forze dell’ordine, richiede l’esecuzione di bonifici o pagamenti in qualsiasi forma. La polizia postale sottolinea ancora una volta che non richiede mai di eseguire movimentazioni di somme di denaro e non richiede mai la comunicazione di credenziali di accesso a servizi per l’utilizzo da remoto del bancomat o delle carte di credito o del conto in banca. Se qualcuno avesse dei dubbi, può poi sempre contattare il proprio istituto di credito. Un altro suggerimento è quello di richiedere il nome il grado e la forza di polizia di appartenenza della persona con cui si sta parlando e che ha detto di essere un operatore di polizia. Un’altra soluzione è quella di ricercare il numero di telefono reperibile in rete della forza di polizia chiamante. A quel punto basta comporre il numero dell’Ufficio di appartenenza dichiarato e chiedere di parlare con il nome dato dal precedente interlocutore.

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