Il mondo dell’agricoltura a Tramatza: «La protesta non si ferma, andiamo a Roma»
Accolte con favore le aperture verbali del governo, ma ora si attendono fatti concreti. Mercoledì 13 marzo, una delegazione sarda sarà nella Capitale assieme agli esponenti delle altre regioni
Tramatza La protesta del mondo delle campagne prosegue. Questa mattina, sabato 9 marzo, a Tramatza si sono riuniti oltre duecentocinquanta tra agricoltori, allevatori e persone che operano nel settore della serricoltura per decidere quali saranno le prossime mosse da fare. L’obiettivo più importante da perseguire è quello di costruire un gruppo di lavoro coeso che si faccia portavoce di tutte le istanze del mondo agricolo. «Risposte vere e proprie non ne sono arrivate, sono arrivate delle aperture verbali da parte del ministero» dice Roberto Congia, il portavoce del movimento a livello regionale. Egli stesso, insieme con l’allevatore di Armungia Fabio Pisu, è stato al tavolo ministeriale dove ha potuto esporre tutte i problemi del settore e avanzare delle richieste. In assenza di certezze, pur apprezzando gli impegni verbali presi dal governo, il movimento di protesta deve stabilire quali saranno le prossime mosse da mettere in campo.
Per prima cosa, mercoledì 13 marzo, ci sarà una nuova manifestazione a livello nazionale a Roma. Dalla Sardegna partirà una delegazione e proprio oggi a Tramatza si deciderà quante persone ne faranno parte e chi sarà inviato a rappresentare le istanze del comparto produttivo isolano, anche se chiunque si potrà mobilitare per unirsi al gruppo. Dopo 28 giorni di blocco del porto di Cagliari, dov’è in piedi il presidio in rappresentanza dell’intero settore sardo, i problemi del mondo agricolo restano tutti irrisolti. Il disagio e il malumore sono ancora molto forti, soprattutto verso le politiche dell’Unione Europea, ritenuta responsabile di aver preso delle decisioni politiche che penalizzano il “mondo dei trattori”.
Vogliono quindi un’inversione di tendenza: il new green deal, ovvero l’insieme di strategie e piani d’azione proposti e adottati dalla Commissione Europea per ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, è ritenuto estremamente penalizzante per la Sardegna. Gli agricoltori hanno spiegato che è necessario tenere conto del fatto che la nostra è un’isola e quindi chiedono che la Legge sull’Insularità venga applicata in tutti i suoi risvolti con urgenza.
Ribadiscono poi con forza che, quando si parla di sovranità alimentare, è necessario contrastare in maniera chiara e inequivocabile l’arrivo nei mercati nostrani di prodotti di provenienza da nazioni extra Unione Europea, perché non sono sottoposti agli stessi controlli di produzione e non hanno gli stessi vincoli in materia di certificazioni di qualità. Ritengono questa una concorrenza sleale e pretendono che si ristabilisca un minimo di equità relativamente ai costi dei trasporti dalla Penisola per la Sardegna e sulle altre voci di spesa che incidono notevolmente sulla gestione economica del mondo delle campagne.
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