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Ristorazione

Cibo fast food, così i piccoli locali di Oristano resistono all’assalto delle grandi catene

di Caterina Cossu

	Un panino preparato da Lo Spiffero (foto bacheca social)
Un panino preparato da Lo Spiffero (foto bacheca social)

La presenza di quasi tutti i principali marchi internazionali in città non spaventa i singoli imprenditori. Ecco i racconti di quattro di loro su come reagiscono e quali strategie adottano

17 aprile 2024
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Oristano Sulla lavagna all’ingresso del locale di via de Castro ci si imbatte per prima cosa nel manifesto etico del locale: «Il pane lo facciamo noi. Le salse le facciamo noi. I burger li facciamo noi. Qui tutto è prodotto artigianalmente a partire dalle materie prime stagionali e di qualità». Lo Spiffero di Massimo Cadoni dal 2016 è sinonimo di esclusività e artigianalità: «Partiamo dalle verdure di stagione, rigorosamente fresche, prodotte localmente. Gli abbinamenti sono con materie prime altrettanto selezionate, macellerie etiche per esempio, e ingredienti genuini anche se non per forza locali. C'è un grande studio dietro» spiega. La costruzione del panino qui è concettuale, così come la cucina: «Abbattere la banalità e stupire il cliente è il mio obiettivo, con piatti che abbiano una loro identità e riconoscibilità».

È un concetto lontano anni luce da quelli che dominano nella grande distribuzione e la capillare presenza dei colossi della ristorazione mordi e fuggi non fa paura ai piccoli imprenditori. «Sono stato il primo a sperimentare le loro proposte, non è quello che può accontentare chi è alla ricerca del gusto, sono certamente forti in altre cose», conclude.

Conferme in tal senso arrivano anche da Il Parco, esercizio di via Mattei. «Il giorno dell’apertura della nuova catena internazionale ho iniziato il servizio scoraggiato, ero convinto che non avremmo lavorato – racconta Gian Marco Masala –, invece abbiamo chiuso oltre la mezzanotte e abbiamo avuto la conferma che chi è affezionato al nostro prodotto difficilmente cambia». Un anno fa, il giovane imprenditore ha raccolto il testimone della storica vecchia gestione, spostando il locale in un’altra zona del quartiere residenziale di Città Giardino ma lasciando il menù com’era da una vita: «Ho voluto mantenere quello che i clienti hanno sempre apprezzato, qui trovano diverse fasce di prezzo e di prodotto, ma sempre di qualità, sia nei freschi che nei surgelati – prosegue –. Il panino qui non è solo il cheeseburger, anche un semplicissimo mozzarella e pomodoro trova la sua affezionata clientela. Chi non ama la confusione e vuole il rapporto diretto con chi gli prepara il panino è certamente accontentato, ho tanti clienti che arrivano e mi dicono “fai tu”».

Sartorialità e studio degli ingredienti caratterizzano invece Cibum in via Verdi. «Nasciamo come una salumeria di quartiere, appassionati e curiosi di cibo che poi hanno scoperto le eccellenze di un settore. Raccontiamo le proposte inserite nei taglieri e anche con i panini cerchiamo di sbizzarrirci negli abbinamenti – racconta il titolare Alessandro Soriga –. La nostra proposta non ha nulla a che fare con le grandi catene, il valore aggiunto che abbiamo cercato di dare è offrire uno spazio di qualità, diversità e bellezza».

La convivialità è il completamento naturale di chi ama ritrovarsi per un panino e in questo la birreria Old Town Pub di via Garau fa scuola da decenni. «Dal 2011 portiamo avanti una filosofia precisa: solo prodotti locali per panini e piatti, carni scelte, birre selezionate, e serate in allegria», racconta Massimo Cubeddu. Ritrovo storico in città per gli appassionati del calcio, non teme teme la grande distribuzione: «Il panino è un momento di aggregazione, ognuno poi vuole le sue aggiunte o le sue personalizzazioni. Preparare una ricetta è anche un momento di rapporto umano, cose che non puoi avere in una catena che fa quantità. Oristano è fatta anche di clienti che riconoscono a noi piccoli imprenditori l’impegno e la passione, che premiano la nostra particolarità e specialità».

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