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L’esordio in Regione di Peppino Canu: «Per Oristano e la sua provincia punto su sanità, scuole ed energia idroelettrica»

di Enrico Carta

	Giuseppino Canu, consigliere regionale di Sinistra Futura
Giuseppino Canu, consigliere regionale di Sinistra Futura

Le interviste ai consiglieri eletti nel nostro territorio. L’esponente di Sinistra Futura: «L’Omodeo può produrre energia pulita, ma è poco sfruttata»

06 maggio 2024
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Oristano I 1.188 voti conquistati gli valgono l’esordio. A quasi 68 anni, il medico Peppino Canu, sedilese di adozione, può così fare il suo ingresso in consiglio regionale dalla porta principale. Eletto nella lista di Sinistra Futura e quindi con la maggioranza che sostiene la giunta di Alessandra Todde, non è comunque un novizio della politica viste le sue passate esperienze in consiglio provinciale e col sindacato dei medici di base Fimmg. Non è quindi un caso che il suo discorso sulla legislatura appena iniziata e suoi buoni propositi da portare avanti parta proprio dalla sanità, emergenza che risuona in tutte le dichiarazioni dei rappresentanti della provincia di Oristano in Regione: «È il settore che più mi appartiene e che maggiormente conosco, ma non è solo per questo che la cito per prima. Siamo all’emergenza massima e il problema è generalizzato, partendo dalla questione delle liste di attesa e dalla situazione degli ospedali. I tempi sono lunghissimi e nei nostri presidi, a differenza di quelli dei centri maggiori come Cagliari e Sassari, c’è una carenza di organici spaventosa: chi sta bene non se ne accorge, ma per chi sta male la situazione è drammatica».

Da un medico ci si aspetterebbe una ricetta con la terapia che curi il malato, ma Peppino Canu non sceglie pozioni miracolose e prima preferisce analizzare il paziente: «Come si fa guarire la sanità? Bisogna studiare bene le strade da prendere senza misure avventate, servirà un gran lavoro e un grande confronto in consiglio, in commissione e con l’assessorato. È certo però che non è sufficiente proporre incentivi perché i medici vadano a occupare i posti delle sedi vacanti nei piccoli paesi o nei piccoli ospedali. Penso che ci sia bisogno di rendere il lavoro meno stressante eliminando la burocrazia e i turni interminabili. Di fronte a una situazione del genere, è chiaro che poi i giovani si scoraggiano e scelgono di andare nelle strutture private. Bisogna trovare strumenti e norme innovative, magari anche con agevolazioni che comprendano la casa, i pasti e gli spostamenti per le zone di Oristano e di Nuoro che sono le più sguarnite. Bisogna poi premiare chi lavora nei pronto soccorso. Si parla tanto di autonomia, sfruttiamola per adottare misure su questioni come queste».

Non è però solo la sanità a soffrire. L’altro grande malato su cui bisogna intervenire è la scuola. Peppino Canu ha come riferimento la situazione del Barigadu e del Guilcier, «dove per risparmiare 50mila euro l’anno si chiudono le dirigenze. Quella degli accorpamenti è una politica totalmente sbagliata. L’istruzione è garantita proprio dalla presenza di dirigenti e funzionari, sono loro che programmano il futuro e per questo non ne possiamo fare a meno. Come può costruire il domani chi amministra un istituto stando lontano dal territorio in cui questo si trova? E i sindaci dei piccoli comuni la smettano di fare battaglie per avere le dirigenze nei loro paesi a discapito del vicino, devono invece fare squadra e pensare all’istruzione in un’ottica territoriale».

A proposito di territorio, la presenza del lago Omodeo, su cui Sedilo e i paesi dei dintorni si affacciano, fa affrontare a Peppino Canu un doppio discorso. Il primo è strettamente collegato alla questione dell’installazione degli impianti per le energie rinnovabili, «ai quali non sono contrario, ma bisogna opporsi in tutti i modi di fronte una speculazione selvaggia. Va studiato un piano regionale e i territori devono avere dei vantaggi assicurati. Penso poi che gli impianti vadano dimensionati in base alle esigenze delle comunità, per le quali devono produrre energia, in modo che chi vi risiede abbia dei benefici. Non devono occupare zone di alto pregio ambientale e per l’agricoltura».

E sulle fonti rinnovabili, il lago Omodeo offre un’opportunità assai poco sfruttata: «Deve produrre energia idroelettrica in misura molto maggiore a quanto non si faccia oggi. È pulita, ma è poco utilizzata. Sono invece più prudente sulla questione dello sviluppo turistico nei territori del lago. Va considerato che è una zona assai poco antropizzata e quindi non intravedo grandi potenzialità immediate in questo settore. Vanno bene i piccoli interventi, ma sarei più cauto su un piano generale che scommetta in maniera molto pesante sul turismo. La vera battaglia da fare per l’Omodeo, a mio parere, resta quella della produzione di energia». Gli obiettivi sono quindi fissati, ora non resta che lavorarci su per arrivare alla meta nei cinque anni di legislatura.

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