La Nuova Sardegna

Oristano

Ambiente

Bosa, ancora sabbia da rimuovere in rada e dal muraglione

di Alessandro Farina

	Il muraglione Caduti di Cefalonia visto dall'alto (foto di Simone Solinas)
Il muraglione Caduti di Cefalonia visto dall'alto (foto di Simone Solinas)

Interventi attesi ma in ritardo

09 maggio 2024
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Bosa Dal passaggio carrabile sul molo rivestito in trachite che permette di raggiungere dalla foce del Temo l’isola Rossa c’è, anche quest’anno alle porte dell’estate, una camionata di sabbia da portare via.

Un problema ricorrente nell’ultimo ventennio, da quando il maestrale, un tempo vento dominante, si fa sentire sempre meno a favore invece dello Scirocco, che sposta milioni di granelli di sabbia dalla spiaggia in direzione del muraglione.

Ma soprattutto da quando nei primi anni del 2000 venne costruita la diga franti flutti alla foce del Temo, e quindi il muraglione Caduti di Cefalonia non è più spazzato dalle onde che lo investivano nelle mareggiate invernali. Risolto un problema, insomma, se ne è creato un altro, che segna ogni anno la necessità di avviare un iter preciso e trovare poi le risorse per smaltire la sabbia in eccesso, liberando la via a doppio senso di circolazione che permette il collegamento con l’isola Rossa.

L’insabbiamento in questa zona di fronte alla mezzaluna di sabbia che da vita alla spiaggia di Bosa Marina. Se a occhio nudo la situazione sembra già complessa, dagli anni ‘80 ad oggi la sabbia è avanzata di decine di metri interrando lo scalo d’alaggio ai piedi della collina rocciosa, dall’alto la questione appare ancora più “drammatica.”

Nelle foto scattate dal drone di un privato amante della fotografia, Simone Solinas, in una giornata di bel tempo e acqua limpida, si nota perfettamente che le lingue di sabbia di quello che un tempo era un fondale con batimetriche da almeno una decina di metri tra pelo dell’acqua e fondale, stanno lentamente avanzando. La sabbia, ormai, arriva a ridosso e supera il molo commerciale dell’isola Rossa. La testata del molo, infatti, è visibilmente staccata dal resto della struttura. Per chiudere il desolante panorama non resta che l’ennesimo richiamo sulla inaccessibilità alla sommità dello sperone roccioso e quindi l’accesso alla storica torre aragonese, ormai dal 2009. In questo caso però c’è un tecnico al lavoro per redigere un progetto necessario a mettere in sicurezza il camminamento, i fondi sarebbero già a disposizione.

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