La Nuova Sardegna

Oristano

Il blitz

Estortori napoletani, scaltri, ma sfortunati a Oristano. Arrestati con i soldi in tasca

di Giuseppe Centore

	Una Volante della Polizia di Oristano
Una Volante della Polizia di Oristano

Avevano tentato di truffare anche la madre di ispettore della Mobile, che poi li ha arrestati

15 giugno 2024
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Oristano Giovani, sfrontati ma sfortunati, perchè sono incappati nella potenziale vittima sbagliata: la mamma di un ispettore della Squadra Mobile di Oristano. È finita nel carcere di Massama, in una gara contro il tempo a cui ha partecipato tutto il reparto l’avventura sarda di due ragazzi napoletani, Antonio Pio Dentice 22 anni e Alessio Esposito, di un anno più giovane, arrestati in flagranza di reato per estorsione sulla 131.

I due erano in Sardegna da mercoledì, arrivati con la nave da Civitavecchia, e sarebbero dovuti partire venerdì da Olbia. Avevano noleggiato un’auto e con quella avrebbero percorso l’isola da sud a nord alla ricerca delle loro vittime, di cui avevano già studiato caratteristiche, età e condizione. La rete è stata gettata già il 12 a Cagliari, con una serie di telefonate a casa di anziani applicando la sceneggiata del carabiniere (falso) che avrebbe avvertito l’anziano dell’incidente (falso) di cui sarebbe stato protagonista un figlio. «Signora suo figlio ha provato un grave incidente, c’è il rischio dell’arresto, meglio cercare subito un avvocato, le dò un numero, è bravo ma servono soldi, molti e subito».

Le vittime confuse sul da farsi ricevevano contemporaneamente due telefonate, al cellulare e al fisso, dal falso avvocato e dal falso carabiniere, che in due casi riuscivano nel loro intento e si facevano consegnare soldi e monili d’oro. La banda, composta da almeno due coppie, aveva fatto alcuni colpi riusciti nel Cagliaritano e aveva deciso di lasciare l’isola dal capoluogo per Civitavecchia in nave. Il metal detector della Port Autorithy, e l’intervento poi della Mobile di Cagliari ha fatto andare a monte i loro piani, i due (uno minore) sino finiti in cella. Gli altri due invece si sono diretti verso Terralba, dove avevano appena messo a segno un colpo. Poi la sfortuna, benigna, si è accanita su di loro.

A una novantenne a Silì, sicura vittima, è capitato di avere vicini attenti che hanno preso il telefono della donna: alla richiesta di spiegazioni gli estorsori hanno subito fatto cadere la linea. Un’altra vittima era la mamma dell’investigatore. Lei non c’è cascata e appena ha chiuso con la coppia in trasferta ha chiamato il figlio. In questura, mentre il centralino impazziva per le denunce delle mancate vittime (dieci telefonate di allerta solo il 13) si è capito che parte della banda era ancora in zona. L’allerta è stato diramato a tutte le volanti: bisognava cercare auto a noleggio e facce non locali.

E sulla 131 proprio l’ispettore ha notato un’auto sospetta. Prima il controllo da terminale con la conferma del noleggio, poi il riscontro degli occupanti, che all’agenzia avevano dato i loro veri nomi: peccato che uno di questi aveva un foglio di via e un arresto a Sassari. Il fermo è stato facile facile (i truffatori non rischiano mai la pelle, non reagiscono, anzi si sottomettono alle forze dell’ordine: è una strategia, non è debolezza) e in tasca di uno di questi gli operatori hanno trovato duemila euro in contanti, 40 pezzi da cinquanta, uno degli ultimi bottini.

Portati in questura e fotosegnalati sono scattate le verifiche con il cagliaritano e con le vittime delle ore precedenti: la conferma ha rafforzato la volontà di procedere subito all’arresto per estorsione e non per truffa, proprio per la oggettiva debolezza delle vittime: un elemento, quello della tipologia del reato, che ha sorpreso gli arrestati: con la truffa se la cavano con una pena da 6 mesi a tre anni, con l’estorsione si parte da cinque sino a dieci anni.

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