Sanità in crisi, seimila pazienti senza il medico di base a Terralba
I bandi per reclutare nuovo personale vanno deserti, mentre gli ambulatori straordinari previsti dall’Asl non bastano e le persone sono costrette a fare la fila a volte sin dall’alba
Terralba «Tutti abbiamo diritto al medico di base». Gli striscioni che sono stati appesi ai quattro ingressi del paese denunciano l’incredibile situazione che vede oltre metà degli abitanti alle prese con l’assistenza sanitaria a singhiozzo, quel diritto alla salute sancito dalla Costituzione e che sino a due anni fa non era mai stato lesa. «È una situazione davvero pesante. Abbiamo fatto il possibile per trovare soluzioni. Per ora ci sono gli ambulatori territoriali straordinari, ma non possono essere una risposta a lungo termine». Le parole sono del sindaco Sandro Pili. Da due anni circa seimila abitanti su una popolazione che supera le diecimila unità sono rimasti senza medico di base. Ultimamente la Asl ha fatto la sua parte, rafforzando l’orario di servizio degli Ascot, reperendo ulteriore personale medico per riuscire a coprire almeno due turni giornalieri. Ma anche questo sforzo non viene ritenuto sufficiente. Ogni medico dell’Ascot, infatti, può ricevere al massimo venticinque pazienti. Il risultato è che per una semplice ricetta o un certificato di malattia da inviare all’Inps, i pazienti continuano a mettersi in fila dalle primissime ore del mattino per conquistare, è il caso di dirlo, l’accesso all’ambulatorio.
Il vero problema, sin qui insormontabile, è che, nonostante i bandi dell’Asl e dell’Ares per reclutare camici bianchi disposti ad aprire l’ambulatorio nella cittadina, di candidature non ne sono arrivate. Un problema che riguarda tutta l’isola se si considera che sono 554 gli ambulatori di medicina generale rimasti vuoti. È una situazione che poi si accentua maggiormente nei piccoli centri dell’interno con pochi abitanti, per cui ogni medico deve lavorare in più paesi per raggiungere il massimale di 1.500 pazienti. Se però nelle zone interne i problemi sono legati anche a una viabilità carente e alla mancanza di altri servizi, a Terralba la situazione è ben diversa. Il sindaco prova a fare un po’ di promozione: «Un medico di base qui non ha necessità di aver pazienti anche in altri centri. Lavorerebbe sempre in paese. Terralba non è un centro isolato. Siamo a quaranta minuti di macchina da Cagliari, ci sono treni e autobus che ci collegano al resto dell’isola. Abbiamo due ospedali vicini perché oltre al San Martino di Oristano c’è anche San Gavino. Ci sono un poliambulatorio e tanti altri servizi non solo sul fronte sanitario».
Per incentivare l’arrivo di medici, il Comune ha persino messo a disposizione gratuitamente i locali per un ambulatorio, ma l’invito è caduto, almeno per il momento, nel vuoto. Il sindaco non sa darsi una spiegazione: «Non so perché i medici non vengano a lavorare a Terralba. Il vero problema è che non ce ne sono abbastanza e quei pochi in servizio certamente preferiscono lavorare nelle città. Poi ci sono le rivendicazioni dei sindacati che sollecitano condizioni contrattuali migliori: forse questo è il vero motivo che tiene i medici lontani dai nostri ambulatori». Sandro Pili dice infatti che lo scorso giugno aveva scritto persino al presidente della Repubblica Sergio Mattarella rappresentando una situazione che rischia di peggiorare, considerato che uno dei medici di famiglia rimasti in servizio, a dicembre sarebbe potuto andare in pensione e «in tal caso, i pazienti senza medico sarebbero diventati quasi ottomila – racconta Pili –. Abbiamo saputo di recente che ha deciso di restare in servizio per altri due anni. Abbiamo tirato tutti un sospiro di sollievo consci però che il problema verrebbe soltanto rinviato». Nel frattempo ci sono state riunioni e assemblee organizzate da un attivissimo comitato di cittadini che sono riusciti a far arrivare anche l’assessore regionale alla Sanità, Armando Bertolazzi. «Regione e Asl hanno mantenuto gli impegni presi: nuovi bandi per la ricerca di medici e rafforzamento dell’Ascot. Eppure gli ambulatori qui continuano a restare chiusi», è l’amara conclusione del sindaco Pili.
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