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Oristano

Opere pubbliche

Piazza Mariano a Oristano: corsa a ostacoli tra sanpietrini, aiuole e fango

di Enrico Carta

	Uno scorcio di piazza Mariano
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Uno scorcio di piazza Mariano

La riqualificazione sta andando incontro a notevoli critiche e arriva anche un’interrogazione del centro sinistra. A preoccupare è soprattutto la pavimentazione che rende difficile il passaggio a persone non autonome

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Oristano Sembra uno di quei meme che vengono pubblicati sui social media: aspettative contro realtà. Per piazza Mariano da una parte c’è la simulazione del progetto, quella che in inglese viene chiamata rendering, dall’altra c’è il lavoro che si sta ormai palesando in maniera chiara. La conclusione del cantiere restituirà una piazza nuova, con una concezione sicuramente più funzionale per chi la dovrà vivere, ma per ora ci si scontra con una serie di dubbi che iniziano anche ad avere un riscontro nella quotidianità. Tra l’altro – racconti non distanti dalla verità che si insinuano tra i passaparola cittadini – dicono anche che tra la progettista da un lato e il Comune e l’impresa dall’altro gli attriti siano stati diversi. Fatto sta che a breve Oristano si ritroverà ad aver fatto una grossa spesa per rimettere a nuovo una parte importante del suo assetto urbanistico cittadino e scoprirà che non è così come l’avrebbe voluto.

L’ultimo capitolo della storia del cantiere di piazza Mariano è un’interrogazione presentata dall’intera minoranza di centro sinistra, con primo firmatario Giuseppe Obinu (Progetto Sardegna). Ironicamente è stata intitolata “Io portavo le scarpe coi tacchi” e non è un caso, perché la posa dei sanpietrini, sistemati volutamente dalla parte più frastagliata, ha trasformato l’intera superficie in una grande barriera architettonica. Passi per le scarpe col tacco – le signore che vi passeggiano ne potranno indossare di meno eleganti e più comode – ma certamente chi si trova ad attraversarla con un camminatore, un bastone o semplicemente con qualche difficoltà a deambulare per via dell’età o di problemi vari, dovrà faticare parecchio. Sempre che riesca a camminarci.

Allo stesso tempo, chi ha optato per questa soluzione ritiene che, oltre che dare un’estetica migliore alla piazza, il posizionamento dei sanpietrini dalla parte frastagliata consenta di evitare che la pavimentazione diventi scivolosa e quindi pericolosa per altri versi.

La scelta di questo tipo di pavimentazione è figlia del disegno dell’architetta bresciana Giulia de Apollonia, il cui progetto aveva battuto la concorrenza. Quelle caratteristiche erano state poi avallate dal responsabile del procedimento in Comune, lasciando qualche perplessità all’assessorato e sulle quali l’impresa e la direzione dei lavori hanno storto un po’ il naso – si dice anche gli uffici e l’assessore, ma nessuno ufficialmente conferma – mentre il cantiere avanzava. Successivamente anche l’ufficio tecnico avrebbe parzialmente cambiato idea provando a convincere la progettista ad avallare alcune modifiche all’elaborato originale.

Il dialogo ha funzionato in parte, fatto sta che qualche correzione è stata fatta. Ad esempio, le aiuole che dovevano contenere gli alberi inizialmente erano di forma circolare. Una volta realizzate ci si è accorti che la terra arrivava sino alla porta delle case o agli ingressi degli esercizi commerciali e allora sono state fatte delle modifiche. I cerchi sono diventati dei semicerchi.

Andando avanti con dubbi e perplessità, le prime piogge hanno evidenziato un ulteriore problema: l’acqua, forse anche per lo scarso numero di caditoie, scorre e si accumula davanti agli ingressi degli edifici, dove tra l’altro è stata creata una fascia drenante. Sinora il materiale usato non ha dato l’effetto voluto e l’acqua ristagna. In più, quando si asciuga, la polvere di basalto forma una poltiglia. Su questo però i tecnici sono tutti d’accordo: a lavorazione terminata, il problema non si riproporrà. In ogni caso il responsabile dell’ufficio, l’ingegnere Alberto Soddu, chiarisce che verrà controllata ogni virgola e che, se ci sono problemi, verranno risolti prima che il cantiere venga riconsegnato alla città.

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