Cabras, il Comune ricorre al Tar contro la Soprintendenza
Si riapre il contenzioso per i lavori di messa in sicurezza della scogliera pericolante di San Giovanni
Cabras La Giunta Abis ha deciso di ricorrere al Tar contro la Soprintendenza per i lavori di messa in sicurezza della scogliera pericolante di San Giovanni. A maggio un vertice fra le parti convocato in Prefettura, a Oristano, cui hanno partecipato, oltre al Comune e al prefetto, Salvatore Angieri, la stessa Soprintendenza, i Vigili del fuoco, la Capitaneria di porto e la Regione, sembrava aver definitivamente chiuso il contenzioso fra amministrazione locale e organo ministeriale, in essere fin dal 2018. Dall’incontro, infatti, era emerso in modo chiaro un rischio elevato per la sicurezza dei bagnanti, constatato da un sopralluogo dello stesso Comando dei vigili del fuoco, se non si fosse intervenuti con urgenza. Al vertice era seguita il 24 maggio un’ordinanza del sindaco Andrea Abis, che, preso atto della situazione, e forte del parere del prefetto e del Comando dei Vigili del fuoco, aveva autorizzato i lavori di disgaggio delle falesie, puntualmente eseguiti nel mese di giugno. Lungo tutta la scogliera in questione, lunga circa 350 metri, si è proceduto così alla rimozione dei blocchi pericolanti, evitando di ricorrere a cariche esplosive. Ma il colpo di scena, di cui si è venuti a conoscenza soltanto ieri, si è verificato in grande silenzio il 1° luglio, data in cui la stessa Soprintendenza, l'unica delle parti contraria, a lavori ormai conclusi ha diffidato il Comune di Cabras e ordinato «l'immediata sospensione delle attività di messa in sicurezza e il ripristino dei luoghi» nel tratto costiero interessato. L’organo ministeriale ha una visione differente, la quale aveva bloccato per anni qualsiasi ipotesi di intervento. Per motivi legati al contesto archeologico dell'area (sotto le rocce sono presenti tombe puniche), sostiene infatti la necessità di costruire un'opera ingegneristica di contenimento, nella fattispecie un muro di sostegno in cemento armato, per le pareti pericolanti. Una soluzione, quest’ultima, non condivisa dall'amministrazione Abis, convinta della necessità di un intervento urgente e non favorevole a un'opera eccessivamente impattante per la bellezza naturalistica di quel tratto di costa. Così la Giunta comunale ha deciso di fare ricorso al Tar. «Il nostro intervento è stato dettato dalla necessità assoluta di garantire la sicurezza delle persone che fruiscono quella spiaggia - ha affermato Abis -. Per troppi anni abbiamo fatto fronte a una condizione di evidente rischio per la vita delle persone, introducendo barriere di interdizione e segnaletica che non avevano vera efficacia, ed era arrivato il momento di agire. In Italia la storia dei disastri ci dice che occorre amministrare, laddove possibile, con interventi di prevenzione e non si può invece pensare di correre il rischio dell’imponderabile. L’incolumità delle persone ha sempre la priorità assoluta». Ora il confronto si sposterà al Tar, chiamato ad esprimersi sull'annosa questione.
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