Cabras, il futuro dello stagno nella tesi di laurea
È la proposta della studentessa del paese Elisabetta Manca che si è laureata con 110 e lode discutendo un progetto su un potenziale parco naturalistico integrato a quello archeologico tramite una fruizione sostenibile delle zone umide
Oristano Un parco naturalistico integrato a quello archeologico, che amplifichi il successo del secondo tramite una fruizione sostenibile delle zone umide del territorio di Cabras: è il sogno di Elisabetta Manca, 30 anni di Cabras, che lo ha fatto diventare argomento della sua tesi di laurea. Laurearsi a Oristano nel turismo può voler dire anche mettere al primo posto il progetto di rilanciare il proprio territorio, trasformando la concezione tradizionale che si ha di quel luogo. Ecco che la studentessa del corso di Economia e gestione dei servizi turistici erogato dall’università di Cagliari nella sede gemmata di Consorzio Uno, venerdì scorso ha discusso la tesi dal titolo “Zone umide e turismo: fra tutela fragile e valorizzazione possibile. L’esperienza dello Stagno di Cabras”. Trent’anni compiuti, un libretto di eccellenza e una votazione finale di 110 e lode, Manca ha sempre lavorato in contabilità e si era iscritta a Oristano tre anni fa con l’idea di approfondire le materie prettamente economiche. Poi il turismo l’ha conquistata e, appassionatasi alla pianificazione turistica, ha chiuso la triennale con una vera e propria proposta per la valorizzazione della sua cittadina. «L’associazione tra Cabras e le sue zone umide non è immediata nell’immaginario collettivo e io stessa vivendoci ho sempre dato per scontata la sua presenza. Il nostro stagno però è il più esteso della Sardegna e l’istituzione di un parco naturalistico potrebbe favorire una presenza di turismo sostenibile, quindi più responsabile e meno impattante e più rispettoso per i luoghi».
Il progetto esiste, la proposta di costituzione di un ente parco attraverso il processo partecipativo del progetto Maristanis. È quello che avrebbe dovuto prendere il nome di “Parco delle Terre d’Acqua dell’Oristanese” e che ha visto la contrapposizione tra chi ha sempre sostenuto con favore l’ipotetica semplificazione della gestione, anche finanziaria, delle zone coinvolte, e chi ha temuto l’eccessiva burocratizzazione dei processi e maggiori restrizioni nella fruizione dell’area. Secondo lo studio proposto dalla studentessa, che proseguirà ora a Cagliari con la laurea magistrale, il turismo a Cabras ha nelle zone umide un potenziale inespresso enorme: «Pianificare nel turismo significa conoscere, prevedere e organizzare. La collaborazione e l’integrazione tra attività in un’ottica globale di parco può replicare vincenti esperienze italiane ed europee». La tesi della neo dottoressa prende in considerazione il delta del Po, dove sono ben due i parchi istituiti per il Veneto e l’Emilia Romagna, e il Parco della Camargue, in Francia, dove già dal 2008 uno studio ha dimostrato che l’istituzione di percorsi sostenibili, osservatori, visite guidate a numero chiuso hanno protetto le specie autoctone e la zona umida stessa. «Oggi il turismo passa per una forte stagionalità estiva, che poggia su enogastronomia e tradizioni popolari, le spiagge e i suoi beni culturali anche con il successo del parco archeologico gestito dalla Fondazione Mont’e Prama – riprende Manca –. L’ambiente e la cultura, ovvero le zone umide e la pesca, oggi non trovano un’identità organica, anche se l’apertura del museo della pesca è certamente un primo passo importantissimo». Coesione tra le istituzioni e coinvolgimento della popolazione sono i passi determinanti per la creazione del parco: «La chiave per un turismo sostenibile nello stagno di Cabras risiede nel rafforzamento della collaborazione esistente tra le varie istituzioni, oltre al coinvolgimento dei pescatori, per la sensibilizzazione locale e il fiorire di iniziative educative e turistiche».
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