La Nuova Sardegna

Oristano

Le scoperte

Gli archeologi: Tharros conservata meglio di Cartagine e i suoi abitanti preferivano la carne al pesce

di Paolo Camedda

	Una simulazione dell'area artigianale di Tharros fatta con l'intelligenza artificiale
Una simulazione dell'area artigianale di Tharros fatta con l'intelligenza artificiale

Le novità dall’ultima campagna di scavo che ha riportato alla luce un altro pezzo dell’antica città

3 MINUTI DI LETTURA





Cabras «Quello di Tharros è il quartiere artigianale meglio conservato dell’età punica e probabilmente il più grande, insieme a quello di Motzia, nella Sicilia occidentale». In attesa che ripartano presto i nuovi scavi, la professoressa Anna Chiara Fariselli, docente di Archeologia fenicio punica e direttrice scientifica della missione per conto dell’Università di Bologna, espone gli affascinanti risultati delle ricerche condotte a partire dal 2014 dalla sua equipe nell’istmo di Sa Codriola a San Giovanni di Sinis. Come già noto, infatti, gli scavi degli anni scorsi hanno consentito di riportare alla luce alcune fornaci di epoca punica, sulle quali studi approfonditi hanno consentito di far emergere nuovi dettagli. «Sicuramente la scoperta di tre fornaci a Tharros nella zona dell’istmo di Sa Codriola nei pressi della necropoli meridionale ha un significato molto rilevante – sottolinea –, visto che siamo di fronte all’unico quartiere artigianale punico ritrovato in Sardegna. Addirittura – prosegue la professoressa – sembra che l’area delle fornaci di Tharros sia meglio conservata e documentata di quella di Cartagine, dove la sovrapposizione della città moderna a quella antica ha purtroppo obliterato la maggior parte delle strutture produttive, situate, come a Tharros, vicino alla necropoli. C’è dunque un filo conduttore in tutti i centri punici, cioè il fatto che i quartieri artigianali, soprattutto quelli che contemplano la presenza di forni da vasaio, sono vicini ai settori sepolcrali. Questo perché evidentemente l’emissione di fumi, di miasmi rendeva necessaria una certa lontananza dalla zona residenziale».

La vicinanza alle aree sepolcrali ha però anche altre spiegazioni. «C’è anche una relazione di tipo più profondo – sottolinea la docente –, perché la gestione del fuoco ha un valore anche dal punto di vista rituale. Colui che si occupava della combustione dei defunti, ad esempio, addomesticava il fuoco quasi avendo un potenziale magico, esattamente come il fabbro o il vasaio». Ci si addentra poi sull’analisi delle caratteristiche delle fornaci di Tharros e della funzione che avevano. «La più grande ha un diametro di tre metri e una struttura bilobata – spiega Anna Chiara Fariselli –. Sembra far capo a una tradizione più antica rispetto ai forni più piccoli, con diametro rispettivamente di circa due metri e mezzo e di un metro e sessanta centimetri, e che presentano entrambi un pilone centrale, molto comune in tutto il Mediterraneo punico, da tutto il V secolo fino almeno alla romanizzazione e forse oltre, perché probabilmente avevano una maggiore funzionalità e una migliore gestione delle temperature rispetto alla fornace più grande, che tuttavia doveva essere messa a lavoro perché consentiva di cuocere tante anfore contemporaneamente. L’uso delle tre fornaci va dalla fine del VI, inizio del V secolo a.C. fino alla fine del III, se consideriamo la più grande. Al momento non abbiamo trovato niente riferibile al periodo romano».

Diverse erano anche le produzioni: «Nella fornace più grande si realizzavano probabilmente anfore – afferma l’archeologa –, all’interno delle quali veniva messa carne sottosale più che pesce. Dai nostri ritrovamenti, infatti, emerge che gli abitanti di Tharros mangiavano più carne che pesce. Le anfore, con la carne sotto sale all’interno, venivano poi portate al porto, che secondo gli studi di Carla Del Vais, si trovava a Mistras, e alimentavano il commercio con il Mediterraneo occidentale e con il Nord Africa. Mentre nelle fornaci più piccole pensiamo si praticasse la coroplastica: nella fornace 2, ad esempio, abbiamo rinvenuto dei resti che fanno pensare a una maschera».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Le indagini

Una discarica di veleni e rifiuti tossici sotto lo stabilimento dell’acqua San Martino a Codrongianos: l’inchiesta choc

di Luigi Soriga
Le nostre iniziative