La Nuova Sardegna

Oristano

L’evento

È il giorno della Corsa degli scalzi, fede e fatica dall’alba al tramonto

di Paolo Camedda

	Gli scalzi di Cabras (foto Francesco Pinna)
Gli scalzi di Cabras (foto Francesco Pinna)

Cabras, al via la grande festa in onore di San Salvatore

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Cabras Sette giorni dopo la processione di Santu Srabadoeddu e l’inizio della novena, i festeggiamenti di San Salvatore entrano nel vivo. Il venerdì antivigilia della prima domenica di settembre, l’attesa per la celebrazione di Gesù trasfigurato raggiunge il suo apice e con essa tutti i preparativi. Ieri sera, 5 settembre 2025, dopo la novena, nel villaggio del Sinis è calato il silenzio e non si sono svolti, come da tradizione, spettacoli civili. L’attenzione si è spostata su Cabras, dove, nella Pieve di Santa Maria Assunta, si è tenuta come sempre la riunione de is Curridoris.

Alla presenza del parroco, monsignor Giuseppe Sanna, si sono letti passi biblici e alcune frasi di Tziu Michei, il decano de is curridoris, scomparso nel 2019, conosciuto e stimato da tutti per la sua saggezza. A parlare, anche Tziu Antoni Obinu, ex curridori e oggi confratello con un ruolo chiave alla partenza, il presidente dell’associazione Is Curridoris, Alessio Camedda, e il sindaco Andrea Abis, a sua volta curridori. In un pathos crescente, si è svolto quindi il sorteggio de is mudas, piccoli gruppi di 3-5 curridoris, che stamattina avranno il compito di partire con il Santo da Cabras e fare l’ingresso a San Salvatore e domani sera di partire con il simulacro dal villaggio e di portarlo nell’ultimo tratto all’arrivo nel paese. Recitata una preghiera finale, is curridoris faranno ritorno nelle loro case e per tutti loro inizierà la notte più sofferta dell’anno, che molti trascorreranno senza dormire.

Emozione e paura per il sacrificio che si sta per compiere si mescolano nel cuore e nelle menti. Prima dell’alba, da soli o a piccoli gruppi, percorrono scalzi e in silenzio le vie di una Cabras ancora dormiente e, indossato s’abidu, il saio bianco, simbolo di purezza, legato in vita con un cordone, si radunano nella pieve di Santa Maria. In un’atmosfera profonda e intima, alle 6 inizierà la messa della partenza, celebrata quest’anno dal cardinal Francois-Xavier Bustillo, vescovo di Ajaccio. Dopo la benedizione finale, avrà inizio la processione. Is curridoris si dispongono sui due lati della strada, mentre il simulacro di San Salvatore, preceduto dai suonatori di launeddas e da is cantadoris e seguito dai sacerdoti e dai fedeli, è portato a braccio dalle confraternite. Giunti nell’intersezione fra la via Tharros e la via Napoli, la processione terminerà: la teca del Salvatore sarà poggiata a terra per essere incensata e ricoperta da un cappuccio in tela ricamato. A quel punto is curridoris, per agevolare la corsa, piegano le maniche de s’abidu e lo arrotolano in vita attorno al cordone.

Quando la tensione è massima, uno degli ex curridoris più anziani, Tziu Antoni, pronuncia la fatidica frase: «Baxi in nomine ‘e Deus!», ossia «Andate, in nome di Dio!». I fedeli rispondono: “E de Santu Srabadori”. La muda sorteggiata prende il simulacro e la bandiera e ha inizio la Corsa degli scalzi. Dopo sette chilometri e 350 metri di asfalto e sterrato, in cui ogni curridori esprime al Salvatore il suo voto, chiede una grazia o recita le sue preghiere, Santu Srabadori arriverà nel suo villaggio accolto dai fedeli in festa, e raggiungerà poi in processione il suo santuario. Stasera, 6 settembre 2025, terminerà il novenario e ripartiranno i festeggiamenti civili. Alle 20 è in programma la sagra del muggine, seguito alle 22 dallo spettacolo musicale di Cristina Fois. Il tutto precede la domenica, il giorno della festa di Gesù trasfigurato.

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