La protesta dei genitori: «I nostri figli trattati come pacchi postali a due giorni dall’inizio della scuola»
Oristano, l’istituto deve affrontare ancora una lunga fase di lavori di ristrutturazione, il Comune sotto accusa
Oristano Esodo forzato, sradicamento continuo, decisioni calate dall’alto, I nostri figli trattati come pacchi postali. Sono alcune delle parole amare che i genitori della V C della scuola primaria del Sacro Cuore hanno affidato a una lettera aperta che precede di 24 ore il rintocco della prima campanella del nuovo anno scolastico per le scuole primarie a Oristano. Per il secondo anno consecutivo, infatti, i loro figli dovranno abbandonare la sede di via Amsicora: dopo le aule di fortuna ricavate lo scorso anno ai Frassinetti, ora il trasferimento sarà nell’edificio di Sa Rodia. Una scelta che ha scatenato rabbia e delusione. «Cosa stiamo chiedendo a bambini di dieci anni? – domandano retoricamente le famiglie –. In un anno cruciale, che dovrebbe prepararli al passaggio alle medie, li costringiamo a ricominciare da capo: nuovi ambienti, nuovi legami, nuove abitudini».
E c’è chi sottolinea quanto questo continuo sradicamento pesi soprattutto sugli alunni più fragili, che già lo scorso anno hanno faticato ad adattarsi e che adesso si trovano di fronte a un ulteriore cambiamento. A indignare i genitori è stato anche il metodo: la decisione è stata comunicata soltanto il 4 agosto e ribadita in una riunione il 3 settembre, a meno di dieci giorni dall’apertura delle scuole: «Non un confronto, non un ascolto delle famiglie, ma la semplice ratifica di una scelta già presa sulla pelle dei bambini». La lettera denuncia inoltre i disagi pratici che la nuova sistemazione comporterà: molte famiglie chiariscono che avranno figli divisi in plessi lontani tra loro, con tutte le difficoltà logistiche che gli spostamenti dall’uno all’altro comporteranno negli orari di ingresso e uscita. Gli alunni delle quinte dovranno attraversare la città in ore di punta, perdendo almeno venti minuti all’andata e altrettanti al ritorno per raggiungere Sa Rodia con il pulmino.
Sul servizio navetta, annunciato dal Comune, restano poi ancora troppe incognite: nessuna certezza è stata data sul numero dei mezzi, sugli orari, né sull’accoglienza di fratelli e sorelle in altre scuole. E c’è chi teme che eventuali costi aggiuntivi, legati a ingressi anticipati o uscite posticipate, ricadano ancora una volta sulle famiglie. Il malcontento non si limita però alle difficoltà organizzative. I genitori contestano con forza i criteri usati per la redistribuzione delle classi: «Perché i bambini delle prime elementari sono stati destinati ai Frassinetti, accanto a studenti di tredici anni, quando spazi più adeguati sarebbero stati disponibili nella scuola dell’infanzia di via Lanusei? Perché via Solferino è stata scelta solo per alcune classi, con l’unico criterio della mensa scolastica, mentre la serenità dei più piccoli è passata in secondo piano?».
Domande che, denunciano le famiglie, non hanno mai trovato risposta. Dietro la protesta c’è però una preoccupazione ancora più profonda: il rischio di cancellare l’identità stessa del Sacro Cuore. «Allontanare le classi dal rione significa smantellare un patrimonio educativo costruito in decenni di professionalità e impegno. È l’inizio della fine di una scuola che ha dato tanto al quartiere e alla città», si legge nella lettera. L’appello finale è netto: «Non ci opponiamo al cambiamento in quanto tale, ma non accettiamo che i nostri figli vengano trattati come pacchi postali da spostare a piacimento. Pretendiamo soluzioni rispettose, un confronto vero e decisioni che tengano conto prima di tutto del benessere dei bambini». E la chiusura è un vero atto d’accusa: «In un’epoca in cui tutti parlano di partecipazione e di ascolto delle comunità, la vicenda del Sacro Cuore dimostra quanto poco valore abbiano queste parole per chi governa. Noi chiediamo alle istituzioni di mostrare la stessa sensibilità e flessibilità che ogni giorno pretendono dai nostri figli».
