La marcia dei cinquecento per chiedere la fine del massacro in Palestina
Mobilitazione nei tre paesi del Guilcier: associazioni e cittadini si sono messi in marcia contro il genocidio in atto
Norbello Una lunga teoria di uomini (IL VIDEO), donne e bambini venerdì 19 settembre ha attraversato le strade del Guilcier al grido di «Palestina libera». Centinaia di persone provenienti dai comuni della zona, dal Barigadu e da altri centri dell’isola si sono riversate per le vie di Norbello, Abbasanta e Ghilarza lanciando messaggi di pace e sventolando le bandiere simbolo delle martoriate regioni del Medio Oriente in regime di apartheid e sotto l’occupazione militare di Israele da decenni e di un popolo sterminato e umiliato sotto gli occhi del mondo da due anni. Cittadini, rappresentanze della società civile, istituzioni e autorità religiose del territorio hanno risposto all’appello lanciato dal Centro Servizi Comunitari di Norbello per dare voce a una popolazione stremata, segnata nel corpo e nell’anima dalla devastazione, dai lutti e dalle mutilazioni provocati dalle bombe e dagli attacchi da terra delle forze armate israeliane, dal cecchinaggio dei soldati dell’Idf contro i disperati in cerca di cibo e acqua nei pochi punti di distribuzione autorizzati e dalle privazioni imposte dal governo Netanyahu attraverso la fame e la sete.
Alla mobilitazione hanno aderito il Comitato in difesa dell’ospedale Delogu Raffaele Manca, l’associazione Amicizia Sardegna Palestina, il coordinamento intercomunale Città Futura, Sa Mesa Sarda de sa Paxi, i redattori di ErbaFoglio, l’Associazione Per Antonio Gramsci di Ghilarza, la Comunità S’Aspru, padre Stefano Gennari, le associazioni Arkeo Aido di Aidomaggiore, l’Agesci e la Pro loco di Abbasanta, il gruppo folk Santa Maria della Mercede di Norbello, la Lasa, il gruppo di auto mutuo aiuto I Girasoli e la Pro loco di Ghilarza, il Movimento Nonviolento Sardegna. Nei tre paesi contigui sono confluiti circa cinquecento manifestanti per esprimere solidarietà alla Palestina, invocare pace e libertà per la sua gente, per chiedere di fermare il genocidio e di prestare aiuto e protezione ai malati, ai feriti, agli sfollati e per reclamare sanzioni incisive contro il governo israeliano. «Siamo simbolicamente in cammino come costruttori di pace, per ribadire che scegliamo la vita e ripudiamo la cultura della morte e della prevaricazione ai danni di un popolo martire. La storia sarà giudice impietoso per chi ha causato tanta sofferenza e morte e per chi ha chiuso gli occhi mentre ciò accadeva», ha ammonito la portavoce del comitato organizzatore, Filomena Deriu.
Parlando a nome dell’associazione Amicizia Sardegna Palestina, la ricercatrice dell'università di Cagliari Alessandra Marchi ha ribadito l’importanza della partecipazione popolare per fare pressione sui centri di potere: «La spinta dal basso è fondamentale per dare voce a un popolo che deve essere libero e liberato e continuare a esistere nella propria terra». Concetto ripreso da Paolo Pisu, di Sa Mesa Sarda de sa Paxi: «I cittadini possono incidere affinché i governi escano dall’immobilismo e prendano posizione a favore del riconoscimento dello Stato di Palestina e contro gli orrori che vengono commessi a Gaza». Alle rivendicazioni dei manifestanti si sono aggiunte le istanze riportate nella Carta di S’Aspru, scritta dalle componenti laiche e cattoliche del coordinamento Rompiamo le armi, di Acli, Mondo X, Comitato Fermiamo la guerra e associazione Intrecci culturali di Sassari. «Chiediamo ai cittadini, alle istituzioni e a tutti gli enti di sottoscrivere il documento – hanno esortato i portavoce Pier Giorgio Pinna e Paolo Bellotti –. L’obiettivo è di portare la Carta dalla Sardegna ad Assisi, dove far partire la discussione sui temi della pace».
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