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La Sardegna ritrova un grande luogo di cultura: ha riaperto la Casa Museo Gramsci

di Maria Antonietta Cossu
La Sardegna ritrova un grande luogo di cultura: ha riaperto la Casa Museo Gramsci

Il taglio del nastro dopo un lungo e accurato restauro

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Ghilarza «Casa Gramsci è un simbolo. Qui è nato un pensiero capace di attraversare il tempo. È una finestra sul passato, ci restituisce il vissuto quotidiano, le radici culturali, la dimensione umana del giovane Gramsci divenuto adulto e assurto a riferimento politico importante ma è anche soprattutto una porta sul futuro, perché chi varca questa soglia entra in dialogo attivo con la storia e ne esce portando con sé strumenti critici per leggere il presente e costruire il domani». Il discorso pronunciato dalla presidente della Fondazione Casa Museo, Caterina Pes, ha aperto il nuovo corso del polo museale dedicato all’insigne pensatore sardo, aperto al pubblico ieri al culmine di un poderoso intervento di riqualificazione e di un monumentale lavoro di studio, ricerca e allestimento. Un percorso a tappe che ha attraversato cinquant’anni di storia del museo, ripercorsi dalla presidente per sottolineare come l’opera consegnata sia il frutto di un lavoro corale che ha unito la famiglia Gramsci-Paulesu, cittadini, intellettuali, istituzioni, amministrazioni, associazioni, studiosi, architetti e organismi scientifici. «Questa casa oggi è pronta per accogliere il mondo come spazio per la ricerca e l’impegno civile», ha affermato Caterina Pes, identificando Gramsci come punto di riferimento «Per chiunque lotti ancora per un futuro più equo, una giustizia sociale, la dignità umana oggi di nuovo, come allora, duramente calpestati».

L’allestimento museografico concepisce la sede storica di corso Umberto come contenitore della memoria. Al suo interno è tracciato il percorso biografico di Antonio Gramsci, il suo rapporto con il territorio e gli anni di Mosca. «Avendo pochi cimeli e arredi originali, la scelta è stata di non creare un falso, ma di utilizzare l’esistente e di concentrarci sull’oggetto reale, spostando l’attenzione sulla casa che rappresenta la famiglia Gramsci», ha spiegato il curatore Alessandro D’Onofrio, autore della quadreria affissa alle pareti, composta da immagini, lettere e documenti e supportata da touch screen che integrano le informazioni e consentono l'approfondimento. L’ala nuova, invece, sarà dedicata alla conservazione e divulgazione dell’eredità intellettuale del filosofo, linguista, critico letterario e politico studiato in ogni parte del pianeta. La bibliografia internazionale conta oggi 23mila titoli, come ha riportato il direttore della Fondazione Gramsci di Roma Francesco Giasi, «Ma c’è un patrimonio archivistico e librario disperso che abbiamo la responsabilità di recuperare e raccogliere».

Il progetto dell’ala nuova, presentato da Paolo Russo e Fabiana Ledda dello studio Lerua, è stato sviluppato secondo due principi: una reinterpretazione architettonica con cui sono stati ripresi gli elementi originari della casa-corte tipica del Guilcier, e una più emotiva, legata alla funzione evocativa degli spazi. «Con questa struttura – ha evidenziato l’assessora regionale Ilaria Portas – mettiamo a disposizione delle nuove generazioni non solo un luogo fisico da visitare ma diamo loro un messaggio forte e chiaro: la conoscenza, lo studio e il dialogo sono gli strumenti più potenti per costruire una società giusta e inclusiva». Presenti alla cerimonia anche Luca Paulesu e i pronipoti di Gramsci, Tarquinio e Galatea, che hanno rimarcato il profondo legame con «la terra dei nostri avi».

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