La Nuova Sardegna

Oristano
Cultura

Immagini d’epoca, video e reperti archeologici: in mostra il viaggio millenario di Tharros

di Paolo Camedda
Immagini d’epoca, video e reperti archeologici: in mostra il viaggio millenario di Tharros

Iniziativa della Fondazione Mont’e Prama che sarà ospitata al Museo diocesano. Inaugurazione il 17 gennaio

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Oristano Ci saranno immagini d’epoca, video, installazioni multimediali e molti reperti archeologici. Dal 17 gennaio sino a fine giugno i locali del Museo diocesano arborense di piazza Cattedrale ospiteranno la suggestiva mostra “Tharros. Time upon time”, dedicata a una delle aree archeologiche più significative del Mediterraneo antico. Finanziata dalla Regione all’interno del Grande progetto Mont’e Prama, racconterà la vita dell’area archeologica dalla fase nuragica all’età tardoantica, seguendo trasformazioni urbane, rituali, abitudini quotidiane e relazioni con altri centri del Mediterraneo. Al contempo l’esposizione metterà in luce il lavoro di generazioni di archeologi, studiosi e istituzioni, che tra XIX e XXI secolo hanno osservato, documentato e interpretato Tharros, restituendo un affresco della storia recente dell’archeologia sarda. «Questa mostra rappresenta un’importante occasione di incontro tra storia, cultura e comunità – ha dichiarato l’arcivescovo Roberto Carboni –. Ogni città nasce dal sogno di coloro che la fondarono, venendo poi ampliata dalle generazioni successive e fatta crescere attraverso relazioni, speranze e domande che si cristallizzano negli oggetti quotidiani, nell’arte, nell’architettura. La lunga vicenda storica di Tharros ci fa viaggiare nel tempo, per renderci consapevoli delle stratificazioni di vita, di lavoro, di relazioni e di senso, che chiedono ancora oggi di essere ascoltate e custodite. Conoscere il proprio passato aiuta a capire meglio il proprio presente».

Il percorso espositivo della mostra si articola in due grandi sezioni, collegate fra loro da una sequenza temporale che attraversa oltre venti secoli di storia, dal XIV secolo a.C. al VII secolo d.C. «In questa mostra – spiega il curatore e direttore scientifico della Fondazione Mont’e Prama, Luca Cheri – Tharros prende forma come un organismo vivo che resiste, scompare e riemerge. Attraverso le voci degli archeologi, gli oggetti quotidiani, i gioielli e i materiali di archivio, il visitatore incontra una città che continua a interrogarci sul rapporto tra ricerca, paesaggio e comunità». La prima sezione, “Tharros fra storia e archeologia. La città, lo scavo, la narrazione del tempo”, ripercorre l’ingresso del sito nello sguardo della modernità, dalle prime menzioni tra Seicento e Settecento agli scavi del Novecento e alle ricerche più recenti, attraverso documenti d’archivio, planimetrie, fotografie, filmati e testimonianze dirette di archeologhe e archeologi. La seconda sezione, “Tharros. La città vecchia. Tracce di vita, frammenti di tempo”, si concentra invece sulla quotidianità e sulle persone che hanno abitato la città, proponendo la casa, il corpo, il gioco, il lavoro e il porto come chiavi di lettura. In una città vissuta e attraversata da relazioni vi trovano dunque spazio oggetti della vita domestica, strumenti di lavoro, gioielli, amuleti, testimonianze del tempo libero e materiali legati alle attività produttive. Il porto, infine, rivela Tharros come crocevia di rotte e scambi nel Mediterraneo, attraverso ceramiche e reperti provenienti da contesti diversi.

«Con questa mostra la Fondazione Mont’e Prama porta a Oristano il cuore della storia di Tharros e rafforza un impegno che riguarda l’intero Sinis – afferma il presidente della Fondazione Mont’e Prama, Anthony Muroni –. La collaborazione con il Museo Diocesano e con tutti i soggetti coinvolti dimostra quanto la condivisione della ricerca e della conoscenza possa generare nuovi legami tra istituzioni, territorio e visitatori». Conclude la direttrice del Museo diocesano, Silvia Oppo: «Il Museo diocesano è da anni un luogo di dialogo vivo tra arte, storia e comunità. Con "Tharros. Time Upon Time” offriamo al pubblico un percorso che unisce ricerca scientifica, cura delle collezioni e attenzione alle persone che entrano nelle nostre sale».

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