Assunzioni e concorsi pilotati all’Assl, gli avvocati: «Non ci furono favori»
Conclusi gli interventi dei legali degli imputati. Nella prossima udienza la sentenza
Oristano Il sipario sta per calare sul processo scaturito dall’inchiesta Ippocrate, che ha scosso le fondamenta della sanità oristanese negli anni passati. L’udienza di ieri è stata il teatro dell’ultima, serrata offensiva delle difese, focalizzata su due figure chiave: l’ex responsabile del Personale, Angelo Piras, e l’ostetrica Angelica Faedda. Tra ricostruzioni tecniche e rivendicazioni di onorabilità, i legali hanno cercato di smantellare il “teorema del Partito dei Sardi”, chiedendo la fine di un calvario giudiziario che dura da anni. Al centro del dibattito la figura di Angelo Piras, difeso dall’avvocato Basilio Brodu anche per conto del collega Lorenzo Palermo. Ex responsabile del personale, era stato dipinto dall’accusa come l’ingranaggio amministrativo necessario per far girare il sistema delle presunte assunzioni interinali pilotate. L’avvocato difensore ha però restituito un’immagine opposta: quella di un funzionario che ha sempre operato con assoluta correttezza e trasparenza: «Non vi è alcun elemento che indichi interferenze o condotte contrarie ai doveri della pubblica amministrazione», ha ribadito il legale, sottolineando come Piras non abbia mai attivato percorsi preferenziali per candidati vicini alla politica. Un’integrità che, per la difesa, era già stata parzialmente riconosciuta nel 2019, quando i giudici di Cagliari annullarono la sua sospensione dal lavoro, accogliendo i vizi procedurali e l’insussistenza del rischio di reiterazione del reato. L’avvocato ha concluso con una richiesta netta: assoluzione perché il fatto non sussiste o, in subordine, il proscioglimento per intervenuta prescrizione, allineandosi su quest’ultimo punto alla richiesta già avanzata dal pubblico ministero, Marco De Crescenzo.
In precedenza l’aula aveva ascoltato l’arringa dell’avvocato Robert Sanna in difesa di Angelica Faedda. L’ostetrica era finita nel mirino degli inquirenti con l’accusa di aver ottenuto il posto all’Asl grazie alla militanza politica. Una tesi che la difesa ha smontato con i numeri della graduatoria: «Arrivò quarta al concorso – ha spiegato il difensore – e la sua assunzione avvenne per il naturale scorrimento della graduatoria». Nessun salto di corsia, dunque, ma un diritto acquisito sul campo. La richiesta finale è stata l’assoluzione per non aver commesso il fatto. Il processo, che ha visto sfilare decine di testimoni e ricostruzioni amministrative complesse, si avvia ora all’epilogo. Mentre per i vertici politici e medici come Antonio Succu e Augusto Cherchi la Procura ha chiesto condanne pesantissime, per le figure tecniche come Giovanni Piras e l’ex commissaria Maria Giovanna Porcu la via sembra essere quella del proscioglimento.
L’appuntamento è fissato per il 14 maggio per le repliche. Poi la camera di consiglio scriverà la parola fine a un processo che scaturì da due atti precisi. Il primo fu il grido d’allarme dell’opposizione comunale di Macomer: le "infornate" di concittadini assunti a termine nell’Assl di Oristano sembravano un ammortizzatore sociale politico, un ripiego dopo la chiusura delle fabbriche della zona industriale. Il secondo, decisivo, fu l’esposto del consigliere regionale sardista Angelo Carta. Fu lui a consegnare in procura i quiz del concorso con le risposte corrette, alcune delle quali vergate a mano. Per l’accusa, erano i test consegnati in anticipo ai candidati graditi al Partito dei Sardi che allora guidava l’Asl.
