Troppi e voraci, è emergenza cormorani. I pescatori chiedono di abbatterli
Appello alla Regione dal consorzio di Cabras: «Senza un piano di contenimento servono almeno gli indennizzi»
Cabras «Non ce la facciamo più, la tentazione di imbracciare il fucile e sparare agli uccelli è molto forte. Così non si può andare avanti». Frustrazione e rabbia divampano fra i pescatori del Nuovo Consorzio Cooperative Pontis di Cabras. Dopo il divieto di cattura delle anguille scattato dal 31 dicembre, è ora la presenza massiccia dei cormorani a turbare le giornate lavorative di centocinquanta soci nella peschiera de Sa Mardini e nello stagno di Mar’e Pontis. I problemi del comparto ittico rischiano di mettere in ginocchio le famiglie dei pescatori, e dalla politica per ora sono arrivate risposte soddisfacenti. I cormorani sono una specie protetta e il loro abbattimento controllato è consentito soltanto da ottobre a dicembre. La loro presenza nelle lagune oristanesi si protrae però fino a metà aprile, con conseguenze disastrose sull’economia del consorzio e dei ristori. Gli indennizzi sono insufficienti al momento a bilanciare le perdine. Da Cabras si alza un grido unanime di protesta. «Da decenni, siamo punto e a capo – denuncia il presidente del Nuovo Consorzio Pontis, Giuliano Cossu –. Ogni mattina dobbiamo convivere con la stessa situazione e la frustrazione più grande è non poterci fare nulla. Circa settemila mila esemplari di cormorani assediano i quasi 23 ettari dello Stagno di Cabras, arrivano in peschiera a centinaia per mangiare orate e spigole, tra cui anche quelle di piccole dimensioni che ributtiamo in mare dopo aver pescato». Il danno è ingente: «Ciascun esemplare mangia circa 10 chili di pesce al mese, ci tolgono il pane da sotto agli occhi».
Le razzie si ripetono quotidianamente: prima delle 8 del mattino gli uccelli, che provengono da Mistras e da Su Siccu, dove riposano la notte, si radunano a stormi, raggiungono Sa Mardini e appena i pescatori tirano su le reti e ributtano in acqua i piccoli pesci, si avvicinano ai lavorieri, gli impianti per la cattura del pesce, per poi fare razzia. Gli stormi si alternano di continuo per un paio d’ore e a poco serve ai pescatori tentare di scacciarli facendo rumore o avvicinandosi a loro con una barca. Una situazione che crea uno stress notevole ai lavoratori e agli stessi pesci. «Chiediamo alla Regione che intervenga una volta per tutte per risolvere il problema – sottolinea Cossu –. O si estende l'abbattimento, oppure vanno erogati indennizzi più alti rispetto agli attuali, che ci consentano realmente di rientrare dalle perdite» Il presidente stima che «negli stagni oristanesi la perdita annuale complessiva sia di 7 milioni di euro. Abbiamo invitato più volte i politici regionali a venire a vedere con i loro occhi cosa combinano i cormorani nella Peschiera de Sa Mardini. Si renderebbero conto della gravità della situazione».
Per il consorzio è impossibile distribuire utili ai soci nei mesi invernali. «In più, ci ritroviamo con gli stock ittici depauperati nonostante gli sforzi . Si parla spesso del lavoro di pescatore come di una possibilità per i più giovani, ma se non ridiamo dignità a questa professione, non ci si lamenti poi che i giovani non vogliano fare il mestiere – chiude il presidente Cossu –. Se la politica regionale si ostinerà ancora a far finta di nulla, ignorandoci e lasciandoci abbandonati a noi stessi, saremo costretti a mobilitarci e a intraprendere azioni di protesta».
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