La Nuova Sardegna

Oristano

La polemica

Sartiglia, i veterani bacchettano i giovani: «Più cavallo, meno social»

di Caterina Cossu
Sartiglia, i veterani bacchettano i giovani: «Più cavallo, meno social»

Edizione in tono minore e senza acrobazie: i cavalieri anziani non ci stanno

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Oristano Un allestimento da 600mila euro e biglietti in tribuna che sono arrivati a costare anche a 40 euro l’uno. La Sartiglia però quest’anno è apparsa sbiadita per chi ricorda gli anni d’oro. Non tanto per il numero di stelle, che hanno sempre bisogno di un po’ di fortuna per essere centrate, quanto per la corsa delle pariglie. Piramidi, verticali, ponti volanti, spogliarelli: chi ha assistito a questi numeri li ha ben impressi nella memoria. Niente di tutto ciò si vede da anni, e la vecchia spericolata guardia insorge. «Il ponte volante sollevato l’ho inventato io e l’abbiamo eseguito per la prima volta noi in via Mazzini – racconta Valentina Uda, una delle amazzoni più coraggiose nelle acrobazie –. Ho iniziato nel 1990, oggi ho 54 anni e molti degli acciacchi che ho alla cervicale li devo proprio alle cadute. Ma correvamo con il cuore, oggi non ce lo mettono più». Per la componidori del 2013, investita dal gremio dei Falegnami, è tutta una questione di allenamento: «Meno feste e spuntini, meno social e montare a cavallo più spesso, questo raccomando. La mia generazione è quella dei cavallini della giara, facevamo ore di cavallo e di palestra. Quando siamo arrivati alla Sartiglia dei grandi eravamo pronti».

Quest’anno presidente dell’organo tecnico Comitato Sartiglia, Carlo Pala è stato un altro dei protagonisti indiscussi delle acrobazie qualche decennio fa: «Sono sempre un po’ arrabbiato quando le pariglie vanno come in questa edizione, abbiamo fatto dei numeri meravigliosi nei nostri anni e oggi le preparazioni non sono all’altezza». E lancia la provocazione: «Sono un grande sostenitore di ridurre il numero dei cavalieri, non si può pensare di continuare così. Ai miei tempi facevamo anche due passaggi in via Mazzini, volevamo anche il terzo, oggi sento tanti dire che è già troppo se ne fanno uno. Le selezioni devono essere serie, anche se si dovesse ridurre il numero a sessanta. Manca l’orgoglio di fare la Sartiglia per far vedere quello che vali. Quando arrivavi a fine giornata ai miei tempi eri fiero di te stesso».

Smorza i toni il presidente della Fondazione Oristano Carlo Cuccu: «È stato un anno anomalo. È piovuto moltissimo, la pista di Corte Baccas è rimasta inagibile per gli allenamenti a lungo, soprattutto a ridosso della manifestazione. C’è poi l’aspetto psicologico di tutta la tensione creata per il decreto Abodi, capisco che possa essere stato pesante per molti gestire l’attesa o anche la paura che la Sartiglia non si facesse – analizza –. Tenere alta la motivazione non dev’essere stato facile. Nei giorni della manifestazione poi la pista, per quanto sicura, era reduce dai temporali. Umanamente può essere scattata la paura di cadere». La scelta delle selezioni piace: «Mi pare che la strada imboccata dall’associazione cavalieri quest’anno sia quella giusta, pur ribadendo la loro assoluta libertà di scelta e organizzazione».

Un parere però, quest’ultimo, che è condiviso da Andrea Manias, numero uno dei cavalieri e quest’anno tra i premiati con il suo terzetto per un ottimo tre su tre con centrale girato: «La qualità si è molto abbassata, è inutile negarlo. C’è un solo, grande, unico fattore: abbiamo perso la passione, il nostro Dna. Ammetto che il gruppo dei premiati è sempre più o meno il medesimo, ma temo non riesca a essere d’esempio. Per me dalla strada delle Selezioni non si deve tornare indietro. Farle in maniera ferrea e severa, imporre standard, e chi non raggiunge la sufficienza è categorico che resti fuori dalla giostra». Anche l’allenamento è importante per il presidente dell’associazione: «Al di là della forma fisica, ci vuole comunque cuore, ci vuole passione. Ognuno di noi si deve fare un’esame di coscienza alla luce di com’è andata questa edizione e risvegliare l’orgoglio del sartigliante che ha dentro». Per l’eccezionalità però servirà tempo: «Intanto, non servono necessariamente numeri clamorosi, bisogna arrivare tutti a quel minimo di dignità e livello standard imprescindibile per andare avanti».

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