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Cultura

Cancelli sbarrati da due anni. È mistero sulla data di riapertura

di Caterina Cossu
Cancelli sbarrati da due anni. È mistero sulla data di riapertura

Una scadenza non rispettata mette a rischio il finanziamento del ministero dell’Interno per uno dei musei archeologici più importanti della Sardegna

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Oristano Il progetto non è ufficialmente pronto, il museo è ancora chiuso e il finanziamento del Ministero potrebbe alla fine non arrivare. L’ultima spiaggia è legata all’eventuale recupero dei termini delle scadenze: i duecentomila euro assegnati nel 2021 al Comune grazie il “Fondo a sostegno delle piccole e medie città d’arte e dei borghi particolarmente colpiti dalla diminuzione dei flussi turistici dovuta all’epidemia di Covid-19”, istituito quell’anno con il decreto legge 41 e gestito dal ministero dell’Interno, aveva come termine ultimo per il completamento giugno 2025. Il progetto, presentato dall’amministrazione cinque anni fa in collaborazione con la Fondazione Oristano, comprende interventi per aumentare la fruibilità e promuovere il patrimonio culturale locale ed è stato premiato con il massimo del contributo. Sono fondi che si sono aggiunti ai 500mila euro messi a disposizione dal Pnrr per gli adeguamenti strutturali dell’edificio, in un’ottica di inclusione per i visitatori con disabilità, per una rinnovata vita dell’Antiquarium arborense.

I fondi Il contributo fa parte di una misura straordinaria a sostegno dei comuni italiani nel rilancio culturale e turistico dopo la pandemia. Le proposte venivano valutate tramite graduatoria nazionale e Oristano si classificò seconda in Italia, dietro Sant’Antioco. Il crono programma era vincolante: le domande per l’annualità 2021 si sono chiuse nella primavera 2022, con termine di attuazione fissato ai primi mesi del 2025, successivamente prorogato di sei mesi. Per avere i finanziamenti, dunque, servivano tempi certi e obblighi stringenti sia per la candidatura che per l’attuazione.

Disorientamento A giugno dello scorso anno però le carte non erano pronte e da Oristano è stata richiesta un’ulteriore proroga. Ed è qui che la procedura si arena. Del suo esito, infatti, nulla di ufficiale è arrivato da parte degli uffici romani e intanto sono passati altri nove mesi. Ufficialmente, nessuno negli assessorati alla Cultura o ai Lavori pubblici dice di sapere qualcosa, così come bocche cucite tra Fondazione Oristano e direzione del museo. Da quest’ultima, perviene da mesi la stessa risposta: «Stiamo lavorando alacremente per aprire al più presto». Dunque, allo stato attuale, non c’è conferma che questi fondi arriveranno davvero. La potenziale perdita dello stanziamento ministeriale, se confermato, comporterebbe la rinuncia a risorse straordinarie destinate al rilancio culturale e turistico. La misura era stata concepita proprio per sostenere la ripartenza delle città d’arte e dei borghi dopo l’emergenza sanitaria.

Cosa sappiamo Le ultime notizie risalgono allo scorso ottobre: la direzione del museo era impegnata nell’ultimazione della catalogazione dei reperti e nella definizione dei dettagli del progetto scientifico legato alla riapertura. La speranza espressa era stata quella di riaprire il museo più importante della città in occasione della Sartiglia, ma così non è stato; tant’è che anche per questa edizione della giostra, la seconda dalla chiusura della struttura, mancava all’appello tra le attrazioni da visitare. E allo stato attuale, la data della riapertura ancora dipende da fattori sui quali non vengono fornite comunicazioni ufficiali.

Cosa manca A non essere concluse sono, infatti, anche le opere di adeguamento di palazzo Parpaglia in piazza Corrias, sede dell’Antiquarium. Mancherebbe infatti l’installazione di un montascale, che renderebbe accessibile la struttura alle persone con disabilità. Sul lato di piazza Corrias, dalla porzione di giardino visibile dalla piazza, si intravede che non è ultimata la pavimentazione esterna, con l’adeguamento dei camminamenti e la sistemazione del verde. Dell’impresa non ci sarebbero tracce da mesi. Per quanto riguarda poi le operazioni di catalogazione dei reperti, a ottobre era stato specificato dalla stessa direttrice Carla Del Vais che le operazioni erano state complicate dal ritrovamento di alcune novità, mai esposte e che facilmente avrebbero potuto essere ricompresi nell’esposizione finale, mentre bisognava isolarne altri che non sarebbero potuti essere presentati al pubblico. Prima ancora sarebbe stato necessario definire il progetto scientifico attraverso il quale articolare l’esposizione del ricchissimo patrimonio in possesso, passaggio indispensabile sollecitato anche precedentemente dalla Soprintendenza. Il progetto ereditato dalla nuova direttrice, incaricata definitivamente a marzo dello scorso anno, aveva la necessità di essere modificato. Il fatto che la stagione turistica sia in stallo prima dell’estate è magra consolazione: gli ultimi potenziali visitatori a rimanere a bocca asciutta sono state le decine migliaia accorsi per la Sartiglia di quest’anno. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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